Aggiornamento: Il primo ministro britannico David Cameron ha commentato dopo la diffusione dell’esito favorevole al “no” nel referendum per l’indipendenza della Scozia: “E’ stato giusto dare al popolo scozzese la possibilità di esprimersi attraverso un voto democratico. Ma ora non ci possono essere dubbi. Abbiamo sentito la chiara volontà dei cittadini. E’ tempo per il Regno Unito di mettersi insieme e andare avanti. Abbiamo preso un chiaro impegno verso ulteriori misure per l’autonomia“.

Notizia: Alle luci dell’alba in Europa, ancora al buio oltre la Manica, il referendum per l’indipendenza della Scozia ha visto vincere i “no”. Al termine dello scrutinio nelle 32 contee, il 55,3% dei votanti ha detto no alla separazione dal Regno Unito, contro il 44,7% dei favorevoli. Nella contea che rimane da scrutinare questo vantaggio non è più recuperabile. Il primo ministro scozzese e leader del partito indipendentista Alex Salmond ha riconosciuto la sconfitta poco dopo le 6, ora italiana.

E’ in controtendenza sul resto della “nazione” Glasgow (nella foto): nella città più grande della Scozia hanno prevalso i sì col 53,5% contro il 46,5% dei no. Invece nella capitale Edinburgo i no sono stati la larga maggioranza, 61% contro 39%. I seggi si sono chiusi alle 22 del 18 settembre. L’affluenza al voto è stata elevatissima. Si è recato alle urne l’84,59% degli aventi diritto al voto. Il totale degli elettori è di 4,3 milioni di persone.

Erano forti i timori nel resto dell’Europa per una possibile reazione a catena in caso secessione scozzese. In molte regioni del continente ci sono forti movimenti politici organizzati che aspirano a staccarsi dai rispettivi stati nazionali: Catalogna e paesi baschi in Spagna, Fiandre in Belgio, Corsica in Francia; sempre nel Regno Unito, Irlanda del nord e Cornovaglia. In Italia la Lega Nord spinge da anni per una secessione; ultimamente è il Veneto il loro terreno di battaglia principale. E anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ha ipotizzato un futuro separatista.

Una strategia potenzialmente suicida. Il mondo attuale favorisce le nazioni di dimensione continentale, la sola che possa garantire la necessaria forza per fronteggiare sia i centri di potere ostili (che sono ovunque) che i grandi problemi ambientali, sociali ed economici. A meno che non si voglia credere che viviamo in un pianeta pacifico e perfetto. Tanto vale credere a fate e folletti.

Foto: Giuliof – Wikipedia – Gnu – CC 3.0