Mancano 10 giorni al referendum costituzionale, ma come prevedibile i maggiori protagonisti della politica italiana stanno già pensando agli scenari futuri nel caso di vittoria o di sconfitta della propria posizione.

In particolare Matteo Renzi ha avuto modo di parlare diffusamente con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella su svariati argomenti – gli scenari di guerra in Libia, Siria e Iraq, il nuovo scacchiere internazionale dopo l’elezione di Donald Trump – ma anche del futuro che attende l’Italia dopo la consultazione popolare.

Secondo il premier per la massima carica dello Stato l’ipotesi delle elezioni anticipate in caso di vittoria del No sarebbe subordinata in primis all’approvazione della legge di bilancio, che questo lunedì passerà in Camera per poi arrivare in Senato.

Un Renzi un po’ piccato ha ribadito il concetto – la preghiera di Mattarella di pensare alla stabilità del Paese prima di avanzare eventuali dimissioni – davanti ai microfoni di Porta a porta, su esplicita domanda di Bruno Vespa: “Il giorno in cui si va a votare lo decide il Presidente della Repubblica sulla base delle decisioni del Parlamento. Sono 6 mesi che le domande sono tutte ‘e se vince il no?’ Mentre io preferirei parlare di qual è la domanda: volete o no il superamento di un sistema che non funziona, dare i giusti diritti, la risposta a cosa accade se vince il no la decidiamo il 5 dicembre”.

Sulla questione è intervenuto anche Silvio Berlusconi, ospite della trasmissione Matrix, ribadendo quanto detto dal Presidente del Consiglio e addirittura aprendo alla possibilità di una nuova riforma: “Ho parlato con Mattarella di ciò che potrà essere dopo il 4 dicembre. Se anche vince il No al referendum non succederà nulla, si aprirà la possibilità per una nuova riforma costituzionale“.

Il Cavaliere è tornato invece sui suoi passi in merito alla sua denuncia di un appoggio dei vertici di Mediaset al fronte del Sì: “È fisiologico il timore delle aziende sottoposte a una concessione governativa. Io per avere tre reti ho dovuto vincere un referendum. Gli industriali per forza sono governativi ma molti miei amici industriali sono per il no”.