Mancano poche ore all’apertura dei seggi nei quali si deciderà la sorte del referendum costituzionale, e la partita politica si fa sempre più nervosa.

Matteo Renzi, intervistato da Radio Rtl 102.5, ha definito assurda l’ipotesi di nuove elezioni anche nel caso in cui vinca il fronte del Sì, in questo modo in parte confermando l’idea che l’esito della consultazione popolare è direttamente collegato alla permanenza del suo governo.

Elezioni anche se vince il Sì? Risposta negativa”, questa l’opinione del premier, che definisce la voce come “retroscena fantapolitici”, smentiti dallo stesso iter istituzionale sul quale non ha potere: “Quando si va alle elezioni non lo decide il presidente del Consiglio, lo decidono il Presidente della Repubblica e il Parlamento”.

Ma nelle ultime ore non sono mancate le polemiche e le provocazioni. La più recente è stata quella di Beppe Grillo, che commentando il video di Renzi in cui venivano smentite le presunte bufale del fronte del No e in cui veniva mostrato il fac-simile di una scheda elettorale per l’elezione dei senatori, ha annunciato di voler denunciare per abuso della credulità popolare.

Sulla questione è intervenuto più seriamente Pier Luigi Bersani, il quale ha insinuato dubbi sulla buona fede di Renzi in merito alla norma che dovrebbe indicare le modalità di nomina dei nuovi senatori: “Se si voleva garantire che il Senato fosse elettivo si poteva scrivere più chiaramente in Costituzione, ma con tutti gli sforzi che abbiamo fatto non siamo riusciti a scriverlo. La norma transitoria consente di avere un Senato di nominati, salvo che prima o poi venga fuori una legge per eleggerlo. Ma se non si vuole farla si può andare avanti anche 20 anni e quando ti rifiuti di scriverlo chiaramente, forse vien l’idea che non la vuoi fare. Poi vieni fuori una scheda due giorni prima… io non lo denuncio certo, ma non sto sereno”.