Continuano gli impegni di Matteo Renzi per spingere il Sì al referendum del 4 dicembre. A Torino, durante un comizio organizzato dal comitato Basta un sì,

Il rischio di un governo tecnico c’è ma non dipende da me, sta a voi scongiurarlo con il sì”: questo l’appello lanciato dal premier dal palco dell’evento, che ha lasciato intuire come la situazione del governo dopo il 5 dicembre, in caso di sconfitta, si farebbe difficile e forse insostenibile.

Tra i possibili candidati a un governo provvisorio si fanno i nomi di Piero Grasso, il Presidente del Senato (organo che rimarrebbe a tutti gli effetti uguale a come è adesso), oppure il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Renzi, che domenica è comparso anche come ospite della trasmissione televisiva Domenica Live di Barbara d’Urso, ha avuto parole dure contro Luigi di Maio, che alcune settimane fa aveva paragonato il Paese al Venezuela di Pinochet (errore mnemonico, in quanto si tratta del Cile in realtà): “Non è consentito a nessuno dire che l’Italia non è una democrazia ma una dittatura. Si abbia rispetto per la parola democrazia e si guardi con orrore a parola dittatura”, ha affermato rabbiosamente il premier.

Il presidente del Consiglio ha promesso di dedicarsi fino all’ultimo alla battaglia per la riforma costituzionale, nonostante i sondaggi diano il No in deciso vantaggio sul fronte opposto: “Contano i voti non i sondaggi, il 4 dicembre sarà quella la partita”, ha ripetuto Renzi. Il quale ha anche annunciato una mossa di comunicazione atta a far comprendere le ragioni del referendum: “Questa settimana faremo il kit anti-bufale, ne hanno dette tante, le abbiamo raccolte e le distribuiremo“.

E infine, ai microfoni di Canale 5, Renzi ha di nuovo ricordato come il suo governo sia da sempre stato legato a doppio filo con il rinnovamento del Paese: “Un ministro in Cdm mi ha chiesto: chi ce l’ha fatto fare, ha senso giocarci tutto sulle riforme? Sì, è la risposta. Il governo è nato per fare riforme attese da 35 anni”.