Si intensifica la campagna per il sì al referendum costituzionale che gli italiani saranno chiamati a votare il prossimo 4 dicembre, e di conseguenza Matteo Renzi è sempre più attivo su questo specifico fronte.

In un’intervista rilasciata ai microfoni di Radio Montecarlo il premier ha illustrato la sua opinione riguardo al tema dello spacchettamento delle domande, contestatogli più volte dal fronte del no: “La costituzione e le leggi ce lo impediscono ma noi avremmo avuto tutto l’interesse a spacchettare, più vai sul quesito, più la gente è favorevole.”

Renzi si è poi dilungato sulla presunte connotazioni antisistema che avrebbe il no al quesito referendario: “Se vince il sì ci sono meno posti della politica e la politica si semplifica, se vince il No per la politica resteranno l’instabilità, gli inciuci, gli accordicchi.  Al referendum chi è l’antisistema? Chi difende i rimborsi dei consiglieri, i super stupendi dei senatori, i professoroni che con una superpensione criticano la riforma o un gruppo di persone che provano a cambiare il paese? Io ho 41 anni, non rappresento il sistema, lo sono quelli che per 30 anni potevano cambiare e se ne sono allegramente disinteressati e ora sono tornati più per tornare al potere che per altro”.

Il presidente del Consiglio è infine tornato – non proprio di sua spontanea volontà – sull’ipotesi di una vittoria del no e sul modo in cui influirà sul resto del suo mandato, con l’ipotesi di dimissioni immediate: “Vince il sì, così la smettiamo di parlare di cosa faccio…Mettiamola così: io ho 42 anni, considero un privilegio aver servito il paese per due anni, se devo stare in Parlamento a galleggiare non sono adatto, posso farlo solo se posso cambiare il paese.”

La stessa opinione è stata ribattuta anche durante l’intervista tenutasi negli studi di Che tempo che fa. A Fabio Fazio Renzi ha spiegato che “io non sono in grado di restare nella palude. Uno sta al potere finché può cambiare se dobbiamo lasciare le cose come stanno vengano altri che son bravi a galleggiare. La politica non è l’unica cosa che conta nella vita. La riforma è un treno che ripassa tra 20 anni, se ripassa. Non troverete un solo politico disposto a ridursi lo stipendio. Oggi si ha paura di dire si”.

Nel frattempo fa discutere l’invio di una lettera da parte del governo a 4 milioni di italiani residenti all’estero, nella quale si illustra il referendum e si invita a votare per il sì. Roberto Calderoli ha fatto notare lo scivolone dell’errore di stampa dell’indirizzo web della campagna, risultato essere “bastausi.it”, dominio poi acquistato dal fronte opposto per il no che l’ha utilizzato per lo scopo opposto. Le principali forze di opposizioni hanno avanzato dubbi sulla liceità dell’operazione, istituzionale o di propaganda, chiedendo un’interrogazione parlamentare sui costi e sulla provenienza dell’indirizzario utilizzato.