Continuano i dibattiti politici prima del referendum del 4 dicembre che vedono il premier Matteo Renzi confrontarsi con altri interlocutori contrari alla riforma costituzionale.

Questa volta il presidente del Consiglio, ospite della trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata, in onda su Rai 3, si è scontrato dialetticamente con Maurizio Landini, segretario generale della Fiom.

Il quadro emerso dal dibattito ha visto Renzi sottolineare la necessità di dare una svolta al processo di legiferazione in Italia, che da tempo avrebbe bisogno di essere ristrutturato: “Per 70 anni non si è fatto nulla e chi guida il fronte del no al referendum ha promesso riforme che non sono mai state fatte. L’Italia è ferma, per aiutare i poveri e il ceto medio non bisogna difendere la casta ma bisogna fare le cose”.

La risposta di Landini, che il leader del Pd ha accusato di aver sconfessato quanto richiesto a suo tempo dai sindacati, parla invece di una riforma costituzionale scritta in modo incomprensibile e sopratutto poco chiara nei punti nodali: “La Cgil era per un Senato vero delle autonomie, questa cosa invece è un animale bicefalo che non si capisce se sarà eletto. Non capisco come si possa fare sia il sindaco o il consigliere sia il senatore. Questa riforma è malfatta”.

Renzi allora ha dapprima insistito sul risparmio derivante dall’applicazione del taglio del numero dei senatori, per poi accusare la Fiom di non fare l’interesse dei lavoratori: “È incomprensibile che si difenda uno status quo che non ha funzionato. Pensare di mantenere un sistema immobile, pagare i rimborsi ai consiglieri regionali e ai gruppi al Senato per parlare le case allo staff comunicazione del Movimento 5 Stelle, lo trovo incomprensibile. Pensavo che compito di un sindacalista fosse difendere i lavoratori, non i consiglieri regionali”.

Su questo punto Landini ha replicato annunciando che dopo dicembre sarà il turno di altre consultazioni popolari atte a far abrogare alcune normative inique riguardanti il mercato del lavoro: “Dopo questo referendum in primavera ce ne saranno altri, abbiamo raccolto tre milioni di firme per abrogare leggi sbagliate sul lavoro. La parità nel corrisponde a parità nei diritti e retribuzione, non ci devono essere discriminazioni e ricatti. Quando ci sono imprese che possono fare quello che vogliono, siamo a un capovolgimento. Se ora la legge tutela l’imprenditore e non il lavoratore e pensa di poter comprare e vendere e licenziare persone, siamo davanti a  un elemento che divide il Paese”.

C’è stato anche lo spazio per uno scontro semantico sul termine “accozzaglia” usato da Renzi per indicare complessivamente lo schieramento del No. Landini ha fustigato la scelta del presidente del Consiglio, accusandolo di voler dividere il Paese: “Quando definisce ‘accozzaglia’ chi non la pensa come lei, mi permetto di dirle che sta facendo un grande errore. Noi oggi abbiamo bisogno di unire questo Paese, continuare a dividerlo fa male».

Renzi invece ha ribadito sarcasticamente di aver utilizzato la parola giusta, proprio a indicare un assembramento molto eterogeneo in cui per convenienza sono venute a confluire forze politiche molto diverse tra loro: “Non volevo offendere nessuno, mi scuso. Il mio era casomai un complimento perché penso che le posizioni vostre e di Casapound siano molto diverse, ma se preferite vi chiamo coalizione”.