E’ ancora scontro nel Partito Democratico per il referendum costituzionale. “Chi propone il No non rispetta il lavoro del Parlamento”, questa la frase pronunciata dal Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi in un convegno che si è tenuto martedì a Roma alla presentazione di una rivista dedicata al Sì al referendum costituzionale. “Magari non è la riforma ideale ma i suoi pregi fanno dire che è una riforma positiva, che ci fa fare un passo avanti. Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione italiana per modificarla. Questo ha significato scegliere la strada più dura, un impegno notevole. Ma ora è un elemento di forza anche rispetto a chi propone di votare no buttando via due anni di lavoro per ricominciare daccapo immaginando che si sia una maggioranza per una riforma diversa” ha dichiarato la Boschi.

La Boschi e il sì al referendum costituzionale

Poi è arrivata la frase che ha suscitato polemiche: “Votare no vuol dire non rispettare il lavoro che il Parlamento ha fatto: sei votazioni com maggioranze che hanno sfiorato il 60%. Un dibattito vero ha aggiunto la Boschi durante il convegno, speranzosa che possa prevalere il sì per la riforma costituzionale, da lei fortemente promossa in questi mesi. Una nota dell’ufficio stampa del Ministro ha precisato che la “sua affermazione non era affatto riferita a chi legittimamente deciderà di votare ‘No’ al referendum”. ”Mi auguro che nel 2026 non si debba discutere dell’ennesima riforma che non è andata a buon fine. Auguriamoci che nel 2026 non ci siano gli stessi che negli ultimi decenni hanno spiegato come si fanno le riforme senza mai riuscirci, a dirci che in sei mesi si può fare una riforma. Auguriamoci che non accada. Bisogna considerare il referendum un voto per il futuro del Paese: non per i prossimi sei mesi ma per i prossimi trent’anni e quindi non si deve votare sulla simpatia del governo ma sulla democrazia” ha aggiunto il Ministro per le Riforme.

Ministro Boschi fiume in piena

“Fondamentale è la consapevolezza del contenuto della riforma da parte dei cittadini e la loro conoscenza di quale sarà la scelta che saranno chiamati a compiere con il referendum [...] Sono la prima a riconoscere che questa non è la riforma perfetta e del resto leggi perfette difficilmente esistono, ma mi rincuora pensare che anche quando fu approvata la Costituzione italiana del 1948 non mancarono le voci critiche” ha dichiarato. E ancora: “A prescindere dalla simpatia o dall’antipatia che si può avere per questo governo, si tratta di un voto per la democrazia e per le prossime generazioni del nostro Paese. Stavolta credo che potremo riuscire a cambiare passo, con il al referendum”.

Secondo la Boschi, dunque, “perdere questa opportunità” avrebbe un costo“E non solo per i risparmi che non ci sarebbero, e parliamo di 500 milioni all’anno, ma in termini di crescita del Paese, perché istituzioni che funzionano meglio garantiscono la possibilità di maggiore crescita e sviluppo. Soprattutto la stabilità è la base di un miglioramento dei nostri conti e della nostra economia” ha concluso il Ministro.

Intato il Pd si è spaccato per la scelta di schierare la Festa dell’Unità – che si terrà nelle prossime settimane a Catania – per il sì al referendum. Alla minoranza del partito, infatti, non è piaciuto affatto lo slogan scelto per la manifestazione. “Un errore, una forzatura sguaiata che rischia di trasformarsi in un boomerang” dicono. “Se qualcuno ha la sindrome Bertinotti, per cui chiede sempre di più per non ottenere nulla, io dico che noi dalla sindrome Bertinotti siamo immuni. Basta con la rissa continua. E lo dico qui in Emilia nel giorno in cui Romano Prodi festeggia il compleanno, e lui della sindrome Bertinotti sa qualcosa”, questo il commento del Premier Matteo Renzi.