Un referendum, con il quale la Scozia ha deciso di rimanere all’interno della Regno Unito. Fine. Anzi, inizio. Già, perché quello che è successo in Scozia deve farci riflettere, tutti quanti: al di là del fatto che abbia vinto il no (non entro nel merito della scelta della popolazione, non mi compete), mi piace sottolineare un altro dato, estremamente importante: l’affluenza. Alle urne si sono presentati in tantissimi, oltre l’85% degli aventi diritto. Un qualcosa di incredibile, che nel nostro paese forse non avverrà mai. Per tanti motivi, sia ben chiaro, ma quanto successo in Scozia deve farci riflettere tutti. Tutti quanti, in Europa.

La Scozia ha detto No e l’ha urlato forte, a gran voce. Alle liste elettorali erano iscritti in 4,2 milioni. Il “No” ha ottenuto il 55%, il sì si è fermato al 45%. Il premier inglese, David Cameron, ha detto: “Era un passo di democrazia che andava fatto. Uniti siamo migliori”. Mi chiedo come mai, in Italia, non riusciamo mai ad avere un’unità d’intenti così forte: siamo perennemente divisi, ognuno a pensare al proprio orticello. E qui, invece, abbiamo di fronte un Regno che racchiude diversi stati (Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord, Scozia), diversi popoli, diverse culture. Ma stanno tutti assieme, sotto il cappello di una monarchia che non è che si presenti come il simbolo assoluto. Un esempio da seguire, assolutamente.

Infine, vorrei dedicare le ultime righe di questo post per i nostri politici: avete visto quanto accaduto in Scozia? L’85% dei votanti è andato alle urne. Certo, il richiamo era forte, si parlava di indipendenza o meno. Ma è un dato incredibile. Riflettete, voi che inneggiate alla politica di casa nostra e che parlate di grande risultato quando, a votare, va solo il 60%. Riflettete, voi che non riuscite ad inculcare nella testa degli italiani una coscienza civile piena, matura e chiara. Perché sarà un problema di tutto il popolo, ma spesso la gente comune segue quanto fanno i propri politici.

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