Il premier Matteo Renzi è ritornato a parlare del referendum sulle trivelle in occasione della sua visita alla redazione del Resto del Carlino: “Questo non è un referendum politico, ma riguarda 11.000 lavoratori, il loro futuro e le fonti di approvvigionamento italiane“. Il primo ministro ha poi aggiunto che “Noi siamo tutti per le rinnovabili. Ma queste da sole non basteranno nei prossimi 5 anni, perché la macchina la prendono tutti, l’ascensore si prende, l’aria condizionata e il riscaldamento servono. Noi abbiamo detto no al nucleare e no al carbone, ma qualcosa devi tirare su. Si tratta di far funzionare le trivelle che ci sono fino a quando c’è gas e petrolio. Altrimenti prendiamo le petroliere russe e arabe che portano in Italia il loro petrolio“.

Arrivati vicini alla scadenza, Renzi sembra voler abbassare i toni: “Noi rispetteremo il volere dei cittadini: chi vuole votare è libero di farlo, chi vuole farlo fallire può non andare a votare“. E poi “Tutte le posizioni sono legittime, credo che ciascuno esprima la propria valutazione, non c’è nessun tipo di polemica con il presidente Paolo Grossi. C’è un quesito, leggete il quesito e ognuno faccia quello che ritiene giusto fare“.

Si voterà domani e oggi è giornata di appelli. La lotta è soprattutto tra chi invita a dire di sì e chi invece chiede di disertare le urne. Da registrare la posizione del presidente della regione Puglia Michele Emiliano: “L’articolo 48 della Costituzione dice che il voto è un dovere, e soprattutto che i pubblici ufficiali non possono indurre all’astensione i cittadini perché è vietato dalla legge“. E ancora “non era mai successo nella storia d’Italia che l’arbitro della partita, cioè il presidente del Consiglio, consigliasse di renderla nulla non giocandola, o giocandola in maniera sleale” – in realtà in passato c’era stato Bettino Craxi che aveva invitato gli elettori ad andare al mare invece di votare il referendum sulle preferenze e Silvio Berlusconi che aveva definito inutili i referendum su nucleare e acqua pubblica. Intanto Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, annuncia di aver “denunciato alla procura della Repubblica di Roma Matteo Renzi per il reato di induzione all’astensione“.

Più o meno sulla stessa linea è il Movimento 5 stelle. Secondo Luigi Di Maio: “denunceremo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il senatore a vita Giorgio Napolitano per violazione di due articoli di legge: il n. 98 del DPR 361/1957 sulle elezioni e l’articolo 51 comma 2 della legge n. 352 del 25/05/1970 che disciplina i referendum. L’invito esplicito all’astensione è un reato“. Finiamo con il punto di vista di Adriano Celentano: “purtroppo in tutta questa faccenda (mi riferisco al referendum) c’è un clamoroso errore di fondo fatto dal Governo nel momento in cui dice ai cittadini: ‘Non andate a votare’. Il che, in parole povere, significa: ‘L’unica opinione che conta non è la vostra, ma la mia’“.