Referendum trivelle: meglio votare sì, oppure no? Il Pd sembra intenzionato a non appoggiare nessuna delle due posizioni, bensì sostenere l’astensione dal voto. È il caso di dire sembra, perché il partito su questa decisione si è diviso e non tutti sono d’accordo.

Il voto sul referendum abrogativo riguardante la legge ambientale che regola le trivellazioni in mare, richiesto da nove Consigli regionali (Basilicata, Campania, Molise, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria e Liguria) ci sarà il 17 aprile, ma fino ad allora le polemiche che lo accompagnano sono destinate a essere numerose, anche all’interno del Pd.

Nel caso di una vittoria dei sì, le concessioni estrattive del petrolio entro le 12 miglia dalla costa non saranno più prorogate. Da che parte sta il Partito Democratico? Secondo Agcom, la linea scelta è quella dell’astensionismo, ma nel Pd non tutti sembrano sostenere questa posizione e c’è chi si chiede chi abbia deciso la linea per tutti.

Tra chi appoggia l’astensione nel referendum del 17 aprile ci sono i vicesegretari del Partito Democratico Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, che hanno dichiarato: “Questo referendum è inutile. Non riguarda le energie rinnovabili, non blocca le trivelle (che in Italia sono già bloccate entro le 12 miglia, normativa più restrittiva di tutta Europa), non tocca il nostro patrimonio culturale e ambientale. Serve solo a dare un segnale politico, come hanno spiegato i promotori. E costerà 300 milioni agli italiani”.

A proposito del referendum sulle trivellazioni in mare, Guerini e Serracchiani hanno inoltre aggiunto: “I soldi per questo referendum potevano andare ad asili nido, a scuole, alla sicurezza, all’ambiente. E di questo parleremo durante la direzione di lunedì, ratificando la decisione presa come vicesegretari. Se il referendum passerà, l’Italia dovrà licenziare migliaia di persone e comprare all’estero più gas e più petrolio. Lunedì vedremo chi ha i numeri – a norma di Statuto – per utilizzare il simbolo del Pd”.

Nella minoranza del Partito Democratico c’è però chi storce il naso rispetto a questa presa di posizione, come Roberto Speranza: “Apprendo dal sito dell’Agcom che il Pd avrebbe assunto la posizione dell’astensione al referendum di Aprile sulle trivelle in mare. Mi chiedo come e dove sarebbe stata assunta questa scelta”.

Gianni Cuperlo ha una posizione parecchio distante da quella di Guerini e della Serracchiani: “Definire inutile un referendum popolare è sbagliato e non porta neppure bene. Io andrò a votare. Ho letto la dichiarazione dei due vicesegretari del mio partito e dico loro: per piacere, fermatevi”.

La linea dei vicesegretari del Pd non piace neanche alle associazioni ambientaliste, con Legambiente che reclama: “Dopo aver puntato sul silenzio, ora Renzi punta sull’astensione. Il suo partito inviterà gli italiani a non recarsi alle urne. Scandaloso”. Dello stesso avviso Greenpeace, che sostiene sia “in atto una strategia di annichilimento del voto referendario”.