Seggi aperti dalle 7 alle 23 per il referendum trivelle. Si vota con l’incognita quorum, visto che il fronte dei contrari sta puntando sull’astensione per far fallire la consultazione – se non va alle urne almeno il 50% più uno degli aventi diritto il referendum trivelle non è valida. Il quesito riguarda le attività petrolifere presenti nelle acque territoriali italiane, ovvero entro 22 km dalla costa. Se vinceranno i sì, i giacimenti in attività dovranno interrompere le loro attività quando scadranno le concessioni. Se vinceranno i no, tutto continuerà come prima.

Quali sono le ragioni del sì? Secondo gli ambientalisti, le piattaforme usano degli spari di aria compressa che generano delle onde che leggono il sottosuolo. E questo causa lesioni e perdite dell’udito ad alcuni cetacei e pesci. Per queste trivellazioni le compagnie pagano delle royalties del 7% – sono tra le più basse al mondo. L’ultimo motivo è il rischio di disastro ambientale – che in un mare chiuso come il Mediterraneo sarebbe amplificato.

Le ragioni del fronte opposto spingono invece sul taso dell’occupazione – migliaia di persone lavorano in questo settore e la fine delle concessioni significherebbe la fine dei loro posti di lavoro. L’altro tormentone del fronte del no riguarda l’indipendenza energetica. L’Italia estrae sul suo territorio circa il 10% del gas e del petrolio che utilizza, chiudere le piattaforme significa aumentare la nostra dipendenza dal petrolio e dal gas naturale proveniente dall’estero – e ci espone maggiormente alla crisi internazionali. Per quanto riguarda poi il rischio di incidenti, c’è da dire che finora in Italia ci sono stati solo tre episodi che hanno interessato impianti di estrazione nella nostra penisola – e l’ultimo è stato nel 1994 a Trecate (in provincia di Novara). La vittoria del sì per il referendum trivelle poi potrebbe avere effetti negativi sull’inquinamento, visto che aumenterebbe il traffico di petroliere per compensare le minori estrazioni.