C’è il massimo riserbo sull’incontro avvenuto ieri tra gli investigatori italiani e quelli egiziani che stanno lavorando sul caso dell’omicidio di Giulio Regeni.

Tuttavia dalla indiscrezioni trapelate è possibile intuire come sia già avvenuto un primo scambio di informazioni tra i due pool investigativi, per quanto la parte italiana sembra essere rimasta delusa da quanto contenuto nel dossier presentato dagli omologhi egiziani.

Secondo una fonte de La Stampa, infatti, si tratterebbe di documenti incompleti, e sopratutto privi di quegli elementi richiesti a viva voce dall’Italia da molto tempo: si parla infatti dell’assenza del’l'analisi delle celle telefoniche cui si sarebbe collegato lo smartphone del ricercatore, indispensabili per tracciarne i movimenti durante quei fatidici giorni; ma anche di una ricostruzione plausibile su come i documenti di Regeni possano essere finiti nelle mani dei parenti della banda di rapitori sgominata dalla polizia (pista sulla quale aleggiano tantissime ombre).

Quanto messo sul tavolo dagli egiziani, insomma, non avrebbe alcuna utilità per portare avanti le indagini, ma per esserne totalmente sicuri bisognerà attendere la fine della visita a Roma del procuratore generale aggiunto del Cairo Mostafa Soliman, il procuratore dell’Ufficio di Cooperazione internazionale Mohamed Hamdi el Sayed, il generale Adel Gaffar della National Security, il vicedirettore della polizia criminale del Governatorato di Giza Mostafa Meabed, il vicedirettore delle indagini criminali di Giza Alaa Azmi e Ahmed Aziz.

Da parte italiana c’è stato invece lo scambio dei risultati dell’autopsia sul corpo del giovane e l’analisi del materiale informatico ottenuto dal pc di Regeni.

La stampa egiziana descrive invece diversamente l’incontro, in quanto nel dossier dovrebbero esserci il resoconto di ciò che davvero è avvenuto a Regeni, fin nei minini dettagli, ma senza alcuna prova fondata sull’identità dei responsabili. Si parla infatti delle immagini catturate dalle telecamere di sorveglianza del quartiere di Dokki, l’autopsia effettuata al Cairo, il registro delle chiamate di Giulio e le testimonianze di conoscenti e amici.

Ma permangono dubbi sulle rivelazioni della stampa egiziana, sopratutto dopo che è stata seccamente smentita la notizia di un incontro tra la delegazione e la famiglia della vittima.