Sul caso Regeni due nuove testimonianze gettano ulteriori ombre, alimentando i dubbi sulle eventuali responsabilità da parte del governo egiziano. Due persone hanno infatti dichiarato che la banda che era stata accusata dell’omicidio del ricercatore italiano è stata assassinata dalla polizia, con un’esecuzione definita “a sangue freddo”.

A riportare le nuove indiscrezioni riguardanti il sempre più misterioso e intricato caso dell’omicidio di Giulio Regeni è la Associated Press. I due testimoni, che ovviamente hanno preferito restare anonimi, hanno confermato che il gruppo di rapinatori che erano stati accusati, almeno dal governo dell’Egitto, di essere stati i responsabili dell’assassinio del giovane italiano, sono stati vittime di un’esecuzione a sangue freddo da parte delle forze dell’ordine egiziane.

Secondo quanto testimoniato dalle due fonti anonime, i cinque uomini della banda criminale non erano armati quando sono stati accerchiati da ben sette veicoli appartenenti alle forze di polizia locali, mentre si trovavano a bordo del loro minibus. I rapinatori, nella cui abitazione erano stati ritrovati i documenti d’intentità di Giulio Regeni, sarebbero poi stati freddati dalle forze dell’ordine.

Stando alle due testimonianze, lo scontro a fuoco sarebbe avvenuto intorno alle sei del mattino. Le loro versioni parlano inoltre di come i presunti responsabili dell’omicidio di Regeni abbiano cercato di mettersi in salvo scendendo dal loro veicolo e di come gli agenti della polizia li abbiano uccisi colpendoli “a sangue freddo”.

Dopo aver ucciso tutti i membri della banda che il governo egiziano ritiene responsabile della morte di Giulio Regeni, i poliziotti avrebbero inoltre confiscato le riprese delle videocamere di sorveglianza presenti nella zona, in modo da eliminare ogni prova di quanto successo. Fatto confermato da altri quattro testimoni presenti nel momento della sparatoria.

Le nuove accuse nei confronti della polizia egiziana arrivano dopo quelle già pronunciate dalla figlia del boss della banda di rapinatori, Rasha Tarek, che aveva dichiarato: “Accuso il ministero dell’Interno di tentare di coprire le proprie malefatte uccidendo la mia famiglia”.