Il caso Regeni è ancora ben lontano da una risoluzione. Non ha infatti convinto per niente l’ultima versione fornita dal governo egiziano, che sostiene che il giovane ricercatore italiano sia stato assassinato da un gruppo di rapinatori specializzati in sequestri di cittadini stranieri. Non solo non ha convinto, ma ha scatenato le reazioni indignate da parte dei famigliari del ragazzo e anche dei rappresentanti del nostro governo.

Da Matteo Renzi sull’omicidio di Giulio Regeni è arrivato un ultimatum al governo egiziano e al presidente Abd al-Fattah al-Sisi: “L’Italia non si accontenterà di nessuna verità di comodo. Consideriamo un passo in avanti importante il fatto che le autorità egiziane abbiano accettato di collaborare e che i magistrati locali siano in coordinamento con i nostri. Ma proprio per questo potremo fermarci solo davanti alla verità. Non ci servirà a restituire Giulio alla sua vita. Ma lo dobbiamo a quella famiglia. E, se mi permettete, lo dobbiamo a tutti noi e alla nostra dignità”.

La presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini attraverso Twitter ha invece dichiarato: “L’ennesima versione dei fatti sull’omicidio di Giulio Regeni è scoraggiante e getta un’ombra sul rigore delle indagini svolte in Egitto”.

L’Egitto nelle ultime ore ha cercato di cambiare ancora una volta la sua posizione e assicura che “lavora con trasparenza e vuole collaborare a fondo con l’Italia. […] L’Italia è un partner importante: ciò che sta accadendo è un caso isolato. Non merita questa esagerazione, anche se è una realtà da affrontare”. Dal Cairo il ministro degli Esteri dell’Egitto Sameh Shoukry promette inoltre che l’identificazione dei responsabili della morte di Giulio Regeni riuscirà a dissipare “le nuvole, proverà che la giustizia egiziana funziona”.

Intanto sul caso Regeni è intervenuta con parole molto dure anche la giornalista israeliana naturalizzata italiana Rula Jebreal, che sul Corriere della Sera scrive: “Sono un’italiana, e fiera di esserlo, che ha vissuto e lavorato in Egitto. Oggi mi preoccupa il modo in cui il governo italiano si sta comportando riguardo la vicenda che coinvolge questi due Paesi: il silenzio davanti a un omicidio non può recare nessuna stabilità, anzi, rappresenta una minaccia per la sicurezza. Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano barbaramente assassinato in Egitto il mese scorso, è stato abbandonato dal suo stesso governo. Noi, che abbiamo sempre tollerato la barbarie dei dittatori arabi verso i loro popoli, oggi restiamo zitti davanti a regimi brutali che torturano e uccidono i nostri cittadini. Per quasi mezzo secolo la politica italiana ed europea nei confronti dell’Egitto si è ispirata al presupposto che il totalitarismo sia garanzia di stabilità”.