Giulio Regeni ha lavorato come collaboratore per un’azienda di intelligence britannica? È questo il nuovo mistero all’interno del già complicato caso del giovane ricercatore italiano ucciso in Egitto. La notizia, trapelata nelle scorse ore, è adesso sta smentita dalla famiglia del ragazzo.

Nelle ultime ore era uscita la news che Giulio Regeni aveva lavorato alla realizzazione di alcuni articoli per Oxford Analytica, una compagnia inglese di intelligence, nel periodo dal settembre 2013 al settembre 2014. Una tesi avvalorata anche dalle parole di un suo ex collega, Ram Mashru, ma che è invece stata smentita in maniera categorica dalla famiglia del giovane assassinato brutalmente al Cairo.

Una volta appresa l’indiscrezione, i famigliari di Regeni ci hanno tenuto a far sapere che il loro figlio non faceva parte dei servizi segreti. Con un comunicato affidato al loro legale, hanno fatto sapere che “smentiscono categoricamente ed inequivocabilmente che Giulio sia stato un agente o un collaboratore di qualsiasi servizio segreto, italiano o straniero”.

Il legale della famiglia Regeni ha quindi aggiunto che: “Provare ad avvalorare l’ipotesi che Giulio Regeni fosse un uomo al servizio dell’intelligence significa offendere la memoria di un giovane universitario che aveva fatto della ricerca sul campo una legittima ambizione di studio e di vita”.

Al momento non è ancora arrivata alcuna dichiarazione di replica da parte di Oxford Analytica. L’agenzia ha reso solamente noto che per ora non vuole parlare di Regeni con i media italiani. In attesa di avere una conferma o una smentita ufficiale da parte della presunta società di intelligence, per gli investigatori che cercano di districarsi nel complesso caso della morte di Giulio Regeni emergono nuove strade da seguire.

Riguardo al caso Regeni le forze dell’ordine egiziane, in presenza degli investigatori italiani inviati sul posto dal nostro governo, hanno ascoltato due nuovi testimoni, due inquilini del palazzo in cui abitava il ragazzo. I due sarebbero stati sentiti in merito a una presunta richiesta di informazioni a proposito di Giulio Regeni che sarebbe stata fatta all’interno del palazzo.

Gli investigatori hanno inoltre sentito circa una trentina di persone con cui Regeni era in contatto, sia in rete tramite Facebook e Skype, che alcuni suoi amici, colleghi e professori universitari.