Ha fatto molto discutere l’arresto avvenuto lo scorso 25 aprile dell’ingegnere Ahmed Abdallah al-Sheikh, amministratore della Commissione Egiziana per i diritti e le libertà (Ecfr), ong che sta offrendo attività di consulenza ai legali della famiglia Regeni. Adesso però è arrivata la smentita da parte delle autorità egiziane, e quindi da prendere con le molle, che possa esserci un legame con il caso del ricercatore italiano ucciso in circostanze misteriose.

Fonti della procura generale dell’Egitto hanno infatti comunicato che l’arresto di Ahmed Abdallah al-Sheikh è stato effettuato per “manifestazione senza autorizzazione” e hanno inoltre tenuto a precisare, come riporta il sito del quotidiano egiziano Al Masry Al Youmche, che “questa questione non ha nulla a che fare con la famiglia dello studente italiano”, riferendosi naturalmente a Giulio Regeni.

Stando a quanto racconta un altro sito egiziano, Aswat Masriya, l’ingegnere che ha collaborato con i legali della famiglia Regeni sarebbe stato arrestato nella mattina di lunedì 25 aprile nella sua casa a Heliopolis, nell’area metropolitana del Cairo.

Una fonte ha dichiarato al quotidiano indipendente locale Al Masry al Youm che: “Abdullah è stato arrestato per aver protestato senza permesso. La questione non ha nulla a che vedere con la famiglia Regeni”. Ahmed Abdallah al-Sheikh dovrà ora rispondere delle accuse di diversi reati, tra cui adesione a gruppo terroristico, ma anche istigazione alla violenza per rovesciare il governo e la Costituzione egiziani, attacchi contro la polizia con intenti terroristici, promozione di attentati terroristici e di crimini su Internet.

Un arresto, confermato anche da Amnesty International, per cui la famiglia di Giulio Regeni si era dichiarata “angosciata” e aveva inoltre manifestato la sua “preoccupazione per la recente ondata di arresti in Egitto ai danni di attivisti per i diritti umani, avvocati e giornalisti anche direttamente coinvolti nella ricerca della verità circa il sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio”.