Ormai nemmeno le autorità egiziane possono più negare l’evidenza. Dopo aver sostenuto in un primo tempo l’ipotesi della morte per incidente stradale, ora anche i magistrati dell’Egitto hanno confermato che sul corpo di Giulio Regeni sono state trovati segni di “fratture, abrasioni, ustioni e lividi in più parti del corpo”, che sarebbero stati provocati da “corpi solidi e in alcuni casi strumenti con superfici ruvide”.

Nell’incontro che si è tenuto ieri in Egitto e che è durato quasi tre ore, i magistrati della procura generale egiziani hanno parlato agli inquirenti italiani delle condizioni in cui è stato trovato il corpo di Giulio Regeni, il nostro connazionale morto al Cairo in circostanze che sono ancora tutte da chiarire, e dei risultati dell’autopsia effettuata.

Al termine dell’incontro avvenuto in Egitto, il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ha reso noto: “Il Procuratore Generale ha ringraziato magistrati e Polizia italiana e ha affermato la volontà di intensificare la collaborazione reciproca che si concretizzerà nei prossimi giorni con uno scambio ulteriore di atti. Da parte nostra in particolare trasmetteremo la relazione dei medici legali che hanno eseguito l’autopsia in Italia con tecniche molto avanzate e che potrà essere preziosa per una ricostruzione delle cause e dei tempi della morte di Giulio Regeni”.

Giuseppe Pignatone ha poi sostenuto che da parte del Procuratore Generale Nabil Ahmed Sadek e delle autorità egiziane c’è la voglia di eliminare qualunque ombra possa riguardare la figura del ricercatore italiano: “Il Procuratore Generale ha ribadito che il giovane Regeni era ospite dell’Egitto ormai da molti anni ed è la migliore conferma che da parte delle autorità egiziane non c’era nessun dubbio e nessuna perplessità sulla sua figura e sul suo impegno”.

Per quanto riguarda i prossimi sviluppi delle indagini riguardanti la sua morte, tutt’oggi piena di misteri, è previsto un vertice tra la polizia italiana e quella egiziana che dovrebbe tenersi a Roma forse prima di Pasqua.