Non ha portato ai risultati sperati l’incontro sul caso Regeni che ha visto gli investigatori italiani mettersi a confronto con quelli egiziani, arrivati in visita a Roma la scorsa settimana.

Un dossier di documenti ufficiali ritenuto insufficiente, la volontà di fermare o rallentare le indagini in corso e le accuse di politicizzazione della vicenda – secondo il Ministro degli Esteri sarebbe una mossa del governo Renzi per sviare l’attenzione dalle dimissioni del Ministro Guidi – segnano un divario incolmabile tra le intenzioni italiani e quelle del governo egiziano.

Per questo motivo sembrano molto importanti le conclusioni cui è arrivato il team investigativo, che si sta muovendo sulla traccia dell’attribuzione di responsabilità dell’omicidio del ricercatore al generale Khaled Shalaby, a capo della polizia di Giza e già in passato accusato e condannato per un simile caso di tortura.

A guidare gli investigatori italiani ci sarebbero due certezze, come affermano gli inviati di Repubblica: la prima è che il 25 gennaio Regeni sarebbe stato sequestrato a Piazza Tahir, dove aveva appuntamento con un amico, e non nella metropolitana di Dokki come è stato affermato fino a questo momento.

Sembra infatti ragionevole pensare che il ragazzo, il cui smartphone ha agganciato una cellula telefonica della stazione della metropolitana, sia arrivato a destinazione, solo per poi essere catturato. Difficile però avere prove definitive, in quanto tutte le telecamere di sicurezza sarebbero state fuori uso nel corso della giornata, o almeno questa è la versione ufficiale.

Come si ricorderà il 25 gennaio era anche il quinto anniversario della rivoluzione partita proprio dalla piazza, e nel corso della serata la polizia nazionale e le forze di sicurezza erano in piena attività impegnate in una serie di retate. Fonti del ministero dell’Interno avevano infatti notificato anche l’arresto di uno straniero proprio in quell’operazione.

Giallo sull’identità di questo elemento straniero, che sulla stampa locale – il quotidiano Veto, ancora all’oscuro dell’affaire Regeni – veniva descritto come un uomo catturato dagli agenti della questura, in quanto sceso in piazza incitando la popolazione a sollevarsi contro il governo. Una circostanza che sarebbe stata opportunamente nascosta agli investigatore italiani, ai quali non sono mai state passate queste informazioni diffuse alla stampa, forse a scopo di depistaggio.