Nel pomeriggio di oggi ha avuto termine l’incontro – il terzo – tra i magistrati italiani e gli investigatori egiziani che si stanno occupando del caso della morte di Giulio Regeni, trovato senza vita al Cairo lo scorso 3 febbraio.

Dopo la battuta d’arresto dei due precedenti vertici sembra che qualcosa finalmente sia cambiato, e la collaborazione pare essere stata maggiormente fruttuosa.

I due procuratori di Roma e quello generale dell’Egitto hanno infatti diramato un comunicato in cui hanno parlato di un “rinnovato impegno da parte dei due uffici a proseguire nello scambio di atti e informazioni al fine di pervenire all’obiettivo comune e cioè accertare la verità sulla morte di Giulio Regeni”.

Ma oltre alla dichiarazioni ci sono anche i fatti. Sono stati finalmente consegnati i dati relative alle celle telefoniche che coprono la zona in cui venne ritrovato il cadavere del ricercatore, come da richiesta degli italiani, insieme a una “ampia, completa e approfondita relazione”.

È stato anche accertato che la polizia egiziano indagò effettivamente per tre giorni su Regeni, nel mese di giugno, dopo aver ricevuto un esposto dal Capo del sindacato indipendente dei rivenditori ambulanti. Al termine degli accertamenti però non venne riscontrato pericolo per la sicurezza nazionale e dunque i controlli vennero interrotti.

Nel comunicato si legge ancora che si sta cercando di recuperare insieme il video della metropolitana che attesterebbe il percorso compiuto da Regeni. “Vi è il comune impegno a superare gli ostacoli tecnici che sinora hanno impedito di completare l’accertamento al fine di poter acquisire alle indagini anche gli eventuali elementi di prova contenuti nei video del sistema di sorveglianza della metropolitana del Cairo”.

Infine arriva anche l’ammissione della debolezza della pista della famigerata banda di rapinatori, tutti uccisi nel corso del tentativo di arresto. Le autorità egiziane continuano a indagare, ma con molta cautela e senza ritenere che si possa arrivare a una soluzione.

Ora si attendono dei risultati importanti, mentre i dettagli dell’autopsia – che parlano del corpo di Regeni usato come una lavagna dai suoi torturatori – continuano a mantenere vivo l’orrore per un delitto atroce ancora senza colpevole.