Non è affatto una sorpresa che Amnesty International nel suo report “Egitto: ‘Tu ufficialmente non esisti” faccia riferimento alla morte di Giulio Regeni: il documento infatti fa il punto della situazione sulle innumerevoli sparizioni sospette e casi di torture ai danni di studenti, dissidentei, manifestanti e attivisti politici che avrebbero subito la violenza della repressione di stato.

È una paragone esplicito quello che si legge nel rapporto, dopo aver notato come il caso di Regeni abbia avuto particolare risonanza mediatica rispetto ad altri: “Le autorità egiziane si ostinano a negare qualsiasi coinvolgimento nella sua sparizione e uccisione, ma Amnesty International rivela le similitudini tra i segni di tortura sul suo corpo e quelli sugli egiziani morti in custodia dello stato. Ciò fa supporre che la sua morte rappresenti solo la punta dell’iceberg e che possa far parte di una più ampia serie di sparizioni forzate ad opera dell’Nsa e di altri servizi di intelligence in tutta la nazione”.

Secondo le stime prodotte dall’associazione la terrificante stima delle sparizioni forzate dall’inizio dell’opera di repressione politica nel 2015 sarebbe di circa 3-4 al giorno. Responsabili di queste azioni sarebbero spesso e volentieri gli uomini dell’Nsa, che dopo essere penetrati con la forza nelle abitazioni dei sospettati li rapiscono e li portano in strutture apposite dove vengono trattenuti per periodi lunghissimi, anche mesi, e dove vengono sottoposti a torture di tutti i generi.

Philip Luther, il direttore della sezione relativa a Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International, ha affermato che “chiunque osi prendere la parola è a rischio. Il contrasto al terrorismo è usato come giustificazione per rapire, interrogare e torturare coloro che intendono sfidare le autorità”.

Nel rapporto sono documentati sin nei minimi dettagli i casi di 17 persone – anche minorenni come il 14enne Mazen Mohamed Abdallah sottoposto a scariche elettriche e sodomizzato con un bastone – che hanno subito la sorte descritta, senza alcun tipo di tutela giudiziaria o umanitaria. L’accusa più frequente tra quelle rivolte ai supposti “terroristi” c’è l’affiliazione alla Fratellanza Musulmana o la fedeltà all’ex presidente Mohammed Morsi.