È arrivata in serata nella capitale la delegazione egiziana degli inquirenti che si stanno occupando del caso Giulio Regeni e che questa mattina incontrerà la sua controparte italiana.

I due team si propongono di collaborare scambiandosi le informazioni finora ottenute, per poter arrivare finalmente alla verità, ma è chiaro che permangono ancora molti dubbi sulle reali intenzioni del governo egiziano.

Matteo Renzi nel corso di una discussione online organizzata da Il Mattino ha affermato che l’Italia deve ai genitori del ricercatore la verità. In merito all’incontro di oggi il premier ha annunciato che non saranno più accettate diversioni:”Aspettiamo che i magistrati facciano i loro incontri, noi siamo pronti a seguire quel lavoro con grandissima determinazione. Nessun tentativo di svicolare rispetto alla verità sarà accolto da nessuna parte”.

E il ministro degli Esteri Gentiloni ha rincarato la dose promettendo misure ferree nel caso gli egiziani non vogliano attivamente collaborare: parole che non sono piaciute al governo del Cairo, che ha fatto sapere che questo atteggiamento non può che complicare una situazione già difficile.

Si continua intanto a discutere sulle informazioni rese pubbliche dalla lettera anonima pubblicata da La Repubblica, nella quale la responsabilità principale della morte di Giulio Regeni viene attribuita al generale Khaled Shalabi. La procura di Roma fa sapere che, trattandosi di fonte anonima, la mail non potrà avere alcuna rilevanza giudiziaria, e d’altro canto sarebbero state riscontrare molte imprecisioni sopratutto riguardo ai rilevamenti autoptici.

Fattivamente ci si attende che il dossier di 3mila pagine che presenteranno gli investigatori egiziani includa i tabulati riguardanti le rilevazioni delle celle telefoniche agganciate dal telefono del ragazzo e le registrazioni delle sue telefonate: due elementi che dimostrerebbero come Regeni fosse oggetto di sorveglianza da parte dei servizi segreti anche prima della sua scomparsa, proprio come aveva sostenuto l’anonimo mittente della famigerata mail.

Stando alle informazioni della stampa il nome che potrebbe essere sacrificato dall’Egitto potrebbe essere proprio quello di Shalabi, accusato dall’anonimo, ma anche già condannato per un caso di tortura avvenuto nel 2003.