Dopo il deludente incontro di Roma tenutosi ad aprile potrebbe esserci una nuova svolta nelle indagini sulla morte di Giulio Regeni, il ricercatore universitario ritrovato senza vita e con segni di torture sul corpo lo scorso 3 febbraio in una strada della periferia del Cairo.

Il vertice investigativo che si è svolto nel pomeriggio di ieri presso la capitale egiziana, alla presenza del procuratore generale aggiunto egiziano Mostafa Soliman, ha infatti portato a una nuovo capitolo della storia della traballante cooperazione tra le due procure.

Gli inquirenti egiziani hanno infatti fornito un nuovo plico di documenti potenzialmente interessanti agli omologhi italiani: si tratterebbe di quanto richiesto con fermezza dai pm di Roma dopo il fallimento del vertice di aprile.

I nuovi documenti, insieme all’invito per un nuovo vertice arrivati nei giorni scorsi, potrebbero essere considerati come degli atti di distensione da parte dell’Egitto dopo il richiamo nella capitale dell’ambasciatore Maurizio Massari da parte dell’Italia.

Al momento sul contenuto del plico c’è il massimo riserbo e d’altro canto tutto il materiale è vergato in arabo, per cui bisognerà aspettare la traduzione dei testi e il report che gli investigatori dei Ros e dello Sco forniranno al procuratore Pignatone e al sostituto Colaiocco.

Facile però prevedere che si possa trattare di quanto richiesto con rogatoria il 14 aprile: le testimonianze dei conoscenti di Giulio Regeni, inclusi colleghi e coinquilini nonché persone incontrate durante le sue ricerche; i tabulati di 13 egiziani tra cui quelli del gruppo di sequestratori morti in uno scontro a fuoco e accusati della scomparsa del giovane; e infine le registrazioni delle celle telefoniche dello smartphone del ricercatore.

Atti delle indagini a parte, però, pare che la linea egiziana sia ancora quella dell’attribuzione di responsabilità diretta e indiretta alla famigerata banda di rapitori, i quali sarebbero entrati in possesso dei documenti di Regeni in quanto utili alla loro attività di trafficanti di passaporti stranieri.