È un terremoto scozzese quello che si è abbattuto sulle elezioni del Regno Unito, i cui risultati sono arrivati in mattinata in versione semiufficiale, in atteso dello spoglio delle ultime schede.

L’SNP – il Partito nazionalista scozzese guidato da Nicola Sturgeon – ha infatti sinora ottenuto 58 dei 129 seggi del Parlamento nazionale semiautonomo: forse non abbastanza per potersi garantire una maggioranza schiacciante, ma senza ombra di dubbio le dichiarazioni riguardanti “una vittoria storica” non sono del tutto esagerate.

Il resto della composizione dei seggi scozzesi vede i conservatori a 16 seggi, in risalita rispetto ai precedenti risultati, mentre i laburisti si sono arrestati a 11, un brutto risultato che implica la perdita di 13 parlamentari.

Il partito del Labour di Jeremy Corbyn si è però rifatto con le elezioni del sindaco di Liverpool, Jon Anderson, e la probabile ascesa di Sadiq Khan come primo cittadino di Londra: musulmano, femminista e aperto ai diritti LGBT, si tratta di un cambiamento importante rispetto al mandato di otto anni di Boris Johnson.

A rincorrere i laburisti c’è anche l’Ukip di Nigel Farage, che avrebbe catturato parte dell’elettorato che vede il partito di Corbyn posizionato troppo a sinistra: per la prima volta infatti lo schieramento antieuropeista dovrebbe riuscire a posizionarsi anche nell’assemblea del Galles, dove comunque Carwyn Jones (Labour) rimarrebbe primo ministro, probabilmente senza una maggioranza forte e quindi costretto a formare alleanze.

La vittoria dell’SNP implica anche che in futuro potrebbe essere presentato nuovamente un altro referendum sull’indipendenza dal governo londinese, sopratutto nel caso si avveri l’ipotesi del Brexit, ovvero l‘uscita della Gran Bretagna dalla UE, le cui votazioni si terranno il 23 giugno.