Il tour di Matteo Renzi nel sud Italia è partito proprio dopo il colloquio con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, durato ben tre ore, e quello con Mario Draghi che ha incontrato martedì in Umbria. Due appuntamenti fondamentali per fare il quadro dello scenario del prossimo autunno con la legge di bilancio in cui i margini di manovra sembrano essere sempre più stretti: proprio ieri il PIL ha raggiunto il massimo storico di 2168 miliardi. Giunto a Napoli, Renzi ha voluto sfruttare la sua visita come occasione di crescita della parte più colpita dalla crisi del Mezzogiorno. Prima tappa del tour del premier è stata una visita presso un’azienda di Ponticelli, dove Renzi ha manifestato il suo entusiamo con uno dei suoi tweet.

Non poteva mancare una visita alla Città della Scienza dove non sono mancati fischi e contestazioni rivolti a Renzi da parte di un gruppo di 50 manifestanti che ha gridato“buffone, buffone, buffone”. Ma Renzi non si lascia intimidire e afferma che “dobbiamo uscire dalla cultura della rassegnazione e della delega. La scommessa è non avere alibi e fare il punto su tutte le partite aperte dicendo al Mezzogiorno che non è il punto retrogrado del Paese ma un luogo nel quale si può fare innovazione ed essere motore di sviluppo”.

A Napoli Matteo Renzi affronta anche il tema del lavoro sottolineando che a crescita non si innesca abbassando i salari e “facendo riforme che dovrebbero essere finalizzate all’abbassamento della qualità della vita dei lavoratori” perché è solo “con la motivazione che saremmo più competitivi”.

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