Matteo Renzi nel suo ultimo discorso rivolto al Partito Democratico sprona i colleghi in una maniera singolare. Per l’occasione, il premier ha scelto una metafora calcistica, di quelle che di solito piacciono tanto a Silvio Berlusconi.

Nelle scorse ore, Matteo Renzi ha tenuto una lezione presso la sede del Partito Democratico al Nazareno. L’obiettivo da parte del premier è quello di cambiare la strategia di comunicazione del Pd, con una quindicina di slide illustrative. A fine agosto dovrebbe inoltre partire anche un seminario incentrato sempre sullo stesso tema.

Nel corso della sua presentazione, Renzi ha dichiarato: “Il catenaccio non funziona. Dobbiamo cambiare schema, partire all’attacco e tenere il possesso di palla, stando attenti a non cadere nelle provocazioni. […] Ci sono due modi in politica, come nel calcio, per vincere. Il secondo è il tiki taka”. Secondo il leader del Pd, al partito serve quindi un cambio di schema di gioco, passando da uno stile difensivo a uno più offensivo e spregiudicato.

Renzi ci tiene inoltre a sottolineare come: “i nostri avversari lavorano sulle paure e lo stesso fanno molti conduttori. […] I nostri avversari sono quelli che sperano nel fallimento dell’Italia. Il loro nido è il talk show, non il Parlamento. Il loro mantra è ‘tutto va male, l’Italia è finita, siamo spacciati’. La loro alleata più grande è la paura, non la realtà”. A queste parole, Matteo Renzi ha accompagnato una slide in cui si vede Jack Nicholson nel film horror Shining.

Il leader del Partito Democratico torna poi alla metafora calcistica, sostenendo che: “In nome della paura si formano strane coppie, sante alleanze che vorrebbero costringerci al catenaccio”. Il messaggio principale di Renzi fondamentalmente è “Impariamo a vendere i nostri prodotti”.

Tra chi si è espresso contro la decisione da parte di Renzi di organizzare una lezione di comunicazione c’è Carlo Freccero, ex direttore di Rai 2 e Rai 4, che su Linkiesta dichiara: “Mi sorprende che invece di fare una riunione sul referendum greco, il premier ne convochi una sulla comunicazione. È indicativo di quello che Renzi intende per politica: solo produzione di consenso. […] Il marketing del nuovo è una categoria pubblicitaria, la politica è altro. E poi se insegui il nuovo c’è sempre qualcuno più nuovo di te. Sarai sempre condannato a cadere nel passato prossimo. È questa la cosa più fuori moda: anche il vintage può resistere, ma le ‘collezioni’ dell’anno precedente sono insopportabili”.