Matteo Renzi dice la sua sulla questione romana con una lettera inviata al Messaggero. La sintesi del suo contenuto è questa: “Ignazio Marino sa che il Partito Democratico sta facendo tutti gli sforzi per dargli una mano. E sa che il Governo è pronto a continuare a collaborare con dedizione e tenacia. Adesso tocca a lui“, “presentare progetti credibili e concreti dalla visione strategica fino alle buche per le strade o alla pulizia dei tombini quando piove: da Sindaco so che la qualità di una buona amministrazione si vede anche e soprattutto da questi che non sono dettagli“.

E ancora “Noi ci siamo”, “ma il Sindaco dia un segnale! E si interrompano una volta per tutte le manovre di piccolo cabotaggio figlie di una cultura politica vecchio stampo, che dovrebbe essere superata“. Renzi attacca Marino sul Messaggero, ma contemporaneamente decide di fare una comparsata a sorpresa alla Festa dell’Unità della Capitale: una mossa che serve ad allentare la “presa” sul prossimo rimpasto della giunta Marino. Il premier non vuole spendersi in prima persona a favore del primo cittadino della Capitale – e per questo non sarà presente al dibattito sul tema previsto per martedì sera – ufficialmente per ragioni di sicurezza. Ma non vuole nemmeno, in questo momento politico, disarcionare il sindaco.

Lo si capisce anche dalle dichiarazioni del Primo Ministro, che tra una partita a biliardino insieme a Luca Lotti – contro Matteo Orfini e il dirigente locale Luciano Nobili, il premier vince 10 a 8 -, un giro fra gli stand, i saluti, i selfie e le battute con i militanti, lancia una battuta sulla politica nazionale – “Verdini non entrerà mai nel Pd” – e risponde ad un militante che gli chiede di “far dimettere Marino” con un “Dai, reggiamo…“.