Più si cerca di cambiare qualcosa, più aumentano i nemici e le resistenze. Matteo Renzi deve sentirsi accerchiato da quando ha cominciato a mettere la mano nel vespaio dei privilegi nella pubblica amministrazione. Intervistato dal Corriere della sera, il presidente del Consiglio ha tuttavia fatto sapere che non cederà di fronte alla marea montante dell’apparato burocratico pubblico. “Noi siamo qui per cambiare l’Italia. Trovo legittimo il malumore di tante realtà. Certo, non mi sarei aspettato che rappresentanti delle istituzioni abituati a servire lo Stato usassero espressioni come coltellate alla schiena“.

Il premier (foto by InfoPhoto) affonda: “E’ evidente che una larga parte della classe dirigente ci osteggia. È altrettanto evidente che noi non arretreremo davanti all’obiettivo di garantire ai cittadini una pubblica amministrazione in cui non si sentano ospiti indesiderati, ma padroni di casa“.

In questo periodo ad agitarsi contro Renzi sono soprattutto i sindacati che, come sempre, ritrovano l’unità quando qualcuno si muove contro il loro potere: “Il sindacato non può occuparsi solo di chi il lavoro ce l’ha o di chi è in pensione. Anche i sindacati, come la politica, devono farsi un esame di coscienza, devono cambiare. Vogliamo negare che occorra un cambio radicale delle regole del lavoro? Noi dobbiamo fare di tutto per consentire a chi vuole creare lavoro di farlo. Le resistenza del sindacato sono rispettabili, non comprensibili“.

Ma anche dall’apparato arrivano malumori. Ultimo caso le prefetture; il progetto di riforma del Governo ne prevede una consistente riduzione. Ma Renzi tira dritto contro le resistenze: “Se il sindacato dei prefetti, l’associazione dei segretari comunali e la lobby dei consiglieri provinciali si oppongono, è un problema loro, non nostro“.