130 voti favorevoli, 20 contrari e 11 astenuti è il risultato dell’ordine del giorno della direzione Pd sulla riforma del lavoro. Dopo un pomeriggio molto teso dove le anime del partito si sono attaccate duramente, importanti i discorsi di D’Alema e Bersani, non è passata la mediazione ma ha vinto il si sull’operato dell’esecutivo. Un 86% di si che fa felice il premier Matteo Renzi quindi, e che porta il Partito Democratico, di cui è anche segretario, a impegnarsi sul Jobs Act e in particolare sul delicatissimo tema dell’Articolo 18.

“Se fosse l’articolo 18 il punto di riferimento sul lavoro della Costituzione mi spiegate perché per 44 anni abbiamo accettato la differenza tra imprese con più e meno di 15 dipendenti? Io credo che vada superato l’attuale sistema del reintegro, lasciando quello per motivi discriminatori e disciplinari. Se vogliamo dare diritti ai lavoratori, non lo facciamo difendendo una battaglia che non ha più ragione di essere. La sinistra deve essere laddove c’è il cambiamento. È di sinistra questa riforma se serve a difendere i lavoratori, il futuro e non il passato, tutti e non qualcuno che è già garantito. Se la sinistra a difendere il cambiamento e non la conservazione” ha detto il premier Renzi durante il suo discorso.

Nel documento finale il Partito Democratico sostiene quindi il governo nella messa in campo di “strumenti” per i seguenti obiettivi: una rete più estesa di ammortizzatori sociali ai precari; una riduzione delle forme contrattuali a partire dai Co.co.pro, favorendo il lavoro a tutele crescenti; nuovi servizi per l’impiego; una disciplina per i licenziamenti economici che sostituisca il procedimento giudiziario con indennizzo e non col reintegro. Il reintegro rimane per il licenziamento discriminatorio, ma ora vale anche per quello disciplinare.

Matteo Renzi ha sfidato i sindacati dicendosi disposto ad incontrarli ma per parlare con loro di salario minimo, di rappresentanza sindacale e di collegamento tra contrattazione nazionale e contrattazione di secondo livello, “Sono disponibile a riaprire la sala verde di palazzo Chigi, a confrontarmi la settimana prossima. Con Cgil, Cisl e Uil. Li sfido su tre punti: una legge della rappresentanza sindacale, salario minimo, il collegamento con la contrattazione di secondo livello.”

“Trovo che discussioni come quella di oggi siano discussioni belle, anche quando non siamo d’accordo. Trovo che questo sia per me un partito politico, un luogo in cui si discute. Poi, mi piace pensare che in Parlamento si voti tutti allo stesso modo. E’ stata questa la stella polare quando ero opposizione nel partito, lo è a maggior ragione oggiTrovo che discussioni come quella di oggi siano discussioni belle, anche quando non siamo d’accordo. Trovo che questo sia per me un partito politico, un luogo in cui si discute. Poi, mi piace pensare che in Parlamento si voti tutti allo stesso modo. E’ stata questa la stella polare quando ero opposizione nel partito, lo è a maggior ragione oggi”, ha detto il premier Renzi in direzione.

Intanto è stata convocata a Palazzo Madama per oggi, alle 11, l’assemblea dei senatori del Pd che dovrà decidere la linea per l’Aula sul Jobs act.