Al Senato governo battuto, la polemica con il commissario alla spending review Carlo Cottarelli, il patto del Nazareno e gli scontri interni al Pd sono solo alcuni temi che il premier, e segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi ha affrontato alla direzione del suo partito.

Sull’emendamento della Lega passato al Senato col voto segreto Renzi rassicura i suoi: “Franchi tiratori? Non è il remake dei 101 che voltarono le spalle a Prodi ma lascia l’amaro in bocca” aggiungendo, “Faremo tutte le riforme. E su questo non molliamo di mezzo centimetro”. Sulla riforma del Senato: è “straordinariamente importante e storica” afferma il premier, “fare la riforma sentendosi dire tutti i giorni che siamo quelli della deriva autoritaria… Ebbene siamo quelli che faranno il referendum anche se ci saranno, come credo, i due terzi dei voti favorevoli: faremo mancare i voti necessari per dare l’ultima parola ai cittadini”. Il presidente del Consiglio: “stiamo mettendo fine a anni di bicameralismo perfetto che persino nella costituente fu visto come un limite”.

Molto duro su Cottarelli, il commissario alla spending review, ieri la polemica sulla presunta mancanza di coperture per le nuove spese e la minaccia delle dimissioni,  tanto che Renzi lo ha liquidato così: “La faremo anche senza di lui”. “Rispetto e stimo Cottarelli: farà quello che crede. Ma non è Cottarelli il punto fondamentale. La revisione della spesa c’è, chiunque ci sia come commissario, questo o un altro. Il punto è che revisione faremo” ha concluso il premier.

Alla direzione del Pd il presidente del Consiglio ipotizza anche modifiche all’accordo del Nazareno sulla legge elettorale introducendo le preferenze e alzare la soglia per il premio di maggioranza. Però rivendica con orgoglio il patto con Silvio berlusconi: “L’accordo con Forza Italia io lo rivendico, dopo anni di riforme fatte a colpi di maggioranza. E abbiamo fatto bene ad andare a vedere le carte dei 5 stelle”. 

Da segnalare anche un Matteo Renzi molto duro nei confronti di SEL:  “Vinceremo le elezioni regionali anche senza di loro. Non farei un’alleanza con chi mi accusa di aver stuprato la Costituzione, di essere l’emblema della deriva autoritaria al limite del prefascismo”.