In attesa del vertice trilaterale con Angela Merkel e François Hollande, che dovrebbe sancire una nuova direzione dell’asse Italia – Francia – Germania nella gestione dell’Unione Europea, Matteo Renzi torna a parlare dell’importante referendum costituzionale che aprirà la nuova stagione politica italiana.

Il premier, che ha fatto accenno qualche accenno di distensione in merito alla polemica di questi giorni con l’Anpi, non ha risparmiato però critiche a se stesso riferendosi alla personalizzazione del quesito referendario: “Ho sbagliato a dare dei messaggi, questo non è il mio referendum. Anche perché questa riforma ha un nome e cognome, Giorgio Napolitano. Ma soprattutto perché questa riforma è la riforma degli italiani. Io ho sbagliato a personalizzare troppo. Ma ora bisogna  semplicemente dire la verità sul merito della riforma. La strategia sul referendum è semplice: dire la verità. La verità gli fa male. Lo sai“.

Imporrante sì, ma a dispetto di quanto affermato nei mesi precedenti, il referendum “di Napolitano” non influirà affatto sulla stabilità del governo, che resterà in carica fino alle prossime elezioni, indipendentemente dalla vittoria del sì o del no: “Comunque vada il referendum noi ce le abbiamo nel 2018“.

Nel frattempo Renzi si aspetta molto dall’incontro di Ventotene con le sue controparti tedesche e francesi, che avrà come obiettivo la delineazione di un nuovo assetto affinché l’Europa non sia più “solo l’Ue della finanza, delle banche, delle regole tecnocratiche e torni a essere l’Europa ideale di Spinelli. La partita è tutta da giocare ma va giocata”.

Riferendosi alla politica di austerity ormai non più praticabile il presidente del Consiglio ha dovuto ammettere che per l’Italia “l’economia non va benissimo. Spero di arrivare a fine anno a 1 – 1.2 di Pil”. Nonostante sia sia ripartito il mercato del lavoro, precisa Renzi, “serve, però, far ripartire gli investimenti: il modello è giusto, è questione di tempo e fiducia. E di dire che l’austerity ha creato danni“.