A telecamere accese sorrisi, complimenti e pacche sulle spalle; quando tutto è spento, arrivano invece le coltellate. Difficilmente l’Unione europea si accontenterà dei discorsi di Matteo Renzi. Ai big della finanza interessa cose più concrete: che le ingenti quantità di titoli pubblici italiani in loro possesso non diventino un rischio eccessivo; che l’Italia continui a comprare beni e servizi esportati dai Paesi principali, Germania in testa.

Questo è il riassunto, per quanto ci riguarda, della prima giornata di riunione del Consiglio europeo, che si concluderà oggi 21 marzo a Bruxelles. Il premier italiano si è intrattenuto a lungo col presidente uscente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso. Lo scambio di tweet è idilliaco. Renzi: “L’Italia sta rispettando tutti i vincoli“. Barroso: “L’Europa sosterrà le riforme in Italia“.

Sì, ma quali riforme? Finanziate come? Questo è il nodo della questione. Renzi (foto by InfoPhoto), insieme a molti altri, da tempo batte il tasto sulla necessità di allentare il vincolo imposto dall’Ue all’Italia di mantenere un rapporto massimo del 3% tra deficit pubblico e Pil (cosa già concessa alla Francia, peraltro); in particolare, escludere le spese per investimenti dal calcolo. A Bruxelles e, soprattutto, a Berlino questi discorsi fanno venire il mal di pancia. Ma i boss potrebbero anche cedere.

Per questo le dichiarazioni dei leader Ue mantengono il tono del richiamo: “Tutti devono continuare ad applicare le regole concordate” – aveva detto il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. E Barroso: “Il rispetto degli impegni presi è fondamentale“.

Il braccio di ferro continua.