Matteo Renzi ha trascorso quasi interamente la sua giornata in Parlamento illustrando alla Camera e al Senato le linee programmatiche del vertice dell’Unione Europea del 20 e 21 marzo: “Presenteremo la spending rewiev alle Camere, la presenteremo nelle sedi parlamentari – ha detto il premier -. Il commissario ci ha fatto un elenco, ma toccherà a noi decidere. Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no”. Renzi fa un accenno all’economia domestica ma mostra il pugno di ferro del decisionista e fa capire che nessuno dovrà influenzare i tagli che saranno decisi da Palazzo Chigi.

Renzi (foto by InfoPhoto) sottolinea anche i meriti dell’Europa: “Non è la strega cattiva e nemmeno un alibi. Il parametro del 3% (nel rapporto fra deficit e Pil) è oggettivamente anacronistico ma per l’Italia non ci sarà nessuno sforamento”. Poi aggiunge: “L’ex presidente del Brasile Lula mi ha colpito per la sua affermazione ‘non ho mai visto l’Europa così rassegnata, pessimista e stanca’. Credo che chi rappresenta un paese dentro il Consiglio europeo deve partire dal fatto che l’Europa vive una fase di difficoltà evidente ai cittadini e c’è il rischio forte di un’affermazione di partiti populisti”.

A suscitare l’indignazione del premier è lo stato dell’economia nazionale: “I nostri numeri sulla disoccupazione giovanile gridano vendetta. La riforma del mercato del lavoro è una riforma necessaria che ci viene chiesta dal 42% di giovani disoccupati e non solo dall’Europa. Le riforme istituzionali che abbiamo proposto sono una novità, sono viste di buon occhio, sono la premessa per noi per restare al tavolo”. Sulla riforma del lavoro, il Parlamento sarà coinvolto attraverso lo strumento della delega che permetterà a tutti la possibilità di un ampio confronto, ma “non è un argomento a piacere che possiamo affrontare o no, ce lo chiedono i disoccupati”.

Il confronto basato sui numeri non lo spaventa: “Se siamo ultimi nella giustizia civile non se lo inventa un commissario di Bruxelles. Noi andiamo in Europa consapevoli che abbiamo mille limiti e difficoltà, ma che se l’Italia si dà da fare può ambire alla guida dell’Ue per i prossimi 20 anni e non per sei mesi”.  Quello che appare chiaro è l’atteggiamento che vuole il premier in Europa: “Non andiamo con il cappello in mano o a chiedere elemosine”.

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