Matteo Renzi ha compiuto una storica visita a Baghdad, nell’Iraq dilaniato dalle violenze del ‘Califfato’ dove la questione centrale che da oltre dieci anni regna l’ostilità tra i curdi e il governo centrale nella capitale. Il premier italiano, presente soprattutto in qualità di presidente di turno dell’Unione Europea, ha parlato prima con al Maliki, che pur se dimissionario resta protagonista della politica nazionale: “Siamo stati rassicurati dalle promesse espresse di Renzi circa l’impegno dell’Italia per il rispetto della sovranità irachena” ha comunicato l’ufficio di Maliki che ha invitato a non avere paura della democrazia in Iraq, una democrazia giovane ma alla quale il popolo iracheno tiene molto. Dopo di lui, il presidente del Consiglio ha incontrato il nuovo premier designato per la formazione del governo, Haider Al-Abadi, colui che viene considerato dalla comunità internazionale l’ultima speranza per unire il Paese, per aprire il dialogo con i sunniti e per isolare definitivamente gli estremisti.

L’integrità dell’Iraq è fondamentale per la stabilità dell’intera area: “Se qualcuno pensasse che davanti ai massacri in Iraq l’Europa volta le spalle e pensa solo allo spread ha sbagliato previsione oppure ha sbagliato semestre” ha spiegato Renzi. L’Iraq conta, invece, di avere “le migliori relazioni” in particolare “con i Paesi dell’Unione europea” e “spera che questi Paesi lo aiuteranno nella sua guerra contro le bande terroriste”. Al-Abadi ha parlato anche delle minoranze perseguitate dallo Stato islamico (Isis), tra cui cristiani e Yazidi. “Seguiamo quotidianamente la loro situazione per andare incontro ai loro bisogni e la comunita’ internazionale deve aiutarci in questo”. Al Abadi ha espresso l’auspicio che “le relazioni bilaterali tra Iraq e Italia godranno di ulteriori sviluppi nei campi politici, della sicurezza, dell’economia e del commercio”.

Nel pomeriggio Renzi si è spostato a Erbil dove i curdi l’hanno accolto a braccia aperte visto che è l’unico premier europeo che si sia presentato dalla caduta di Saddam Hussein: “Avevo 20 anni e la comunità internazionale rimase zitta e ferma davanti al genocidio di Srebrenica – ha detto Renzi -. Molti della mia generazione giurarono ‘mai più’. Oggi lo tesso avviene in Iraq e noi questa volta dobbiamo reagire. Sono venuto per dirvi che l’Europa non è solo trattati economici e accordi fiscali. L’Europa è un’idea di convivenza civile. Quella che si combatte qui da voi non è una guerra alle nostre periferie, è una guerra al cuore dell’Europa. Non sono ammissibili donne schiave, rapite e vendute a centinaia nei bordelli di Mosul. Non sono ammissibili le conversioni forzate, i massacri, le barbare uccisioni di giornalisti come è avvenuto nelle ultime ore in Siria. L’Europa in questi giorni deve essere in Iraq altrimenti non è Europa. Può permettersi tutto tranne il silenzio”.

Nella battaglia contro il terrorismo l’Europa sa da che parte stare: “Questa battaglia noi la vinceremo, voi la vincerete” ha sottolineato Renzi che nel pomeriggio è arrivato ad Erbil per un colloquio con il presidente del governo regionale del Kurdistan. Il Corriere della Sera descrive la visita del premier italiano (foto by InfoPhoto) che ha anche voluto entrare nelle tende, dialogare con i padri, le madri e i figli, appena sfollati dagli orrori di Mosul. Sono sciiti, sunniti e qualche cristiani ma a tutti mancano vestiti e cibo: “Aiutateci a tornare alle nostre case” è stato l’appello a cui Renzi ha risposto ad uno ad uno: “Sono venuto qui proprio per questo, per dirvi che non siete soli”. Un atteggiamento che ha sorpreso tutti: “Mai visto un leader straniero fare una cosa del genere da queste parti” ha detto il coordinatore dell’Onu Marzio Babille.

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