Incontra solo il leader di un altro Paese o la padrona dell’Europa? Nessuna delle due ipotesi va esclusa. Di sicuro è la riunione estera più importante che gli tocca da quando si è impossessato del Governo. Forse è per questo che usa parole da spavaldo, più del solito. Il 17 marzo Matteo Renzi è a Berlino, in udienza dal cancelliere della Germania, Angela Merkel.

Il presidente del Consiglio agita le parole: “L’Italia è un grande Paese. Non siamo alunni da mettere dietro la lavagna. L’Italia ha il diritto di dire che questa Europa deve cambiare“.

Giustissimo, per carità. Ma l’arcigna Merkel non si lascia incantare dalle chiacchiere; vorrebbe (come noi) vedere dei fatti, qualcosa di concreto. Per ora l’ennesimo annuncio, dopo quello sul Jobs Act (il piano del lavoro), riguarda la commessa militare sul caccia F35 della Lockheed-Martin, al cui sviluppo ha partecipato anche l’italiana Alenia Aermacchi. Renzi (foto by InfoPhoto) ha confermato quanto detto dal ministro della difesa Roberta Pinotti: “Ridurremo la commessa degli F35 e risparmieremo tre miliardi“.

Andrebbe ricordato un altro particolare. La scorsa estate il Governo precedente aveva ridotto un’altra commessa aeronautica, sull’acquisto dello Eurofighter Typhoon, programma europeo allo sviluppo del quale l’Italia aveva partecipato sostenendo ingenti costi. Il motivo era proprio liberare risorse per acquistare gli F35. Va bene ridurre le spese militari; purché non si venda per la milionesima volta la solita idea tutta di sinistra secondo cui gli armamenti sono inutili.

Tre  fatti incontrovertibili: il mondo attuale non è un luogo pacifico; i velivoli della nostra aeronautica sono vicini all’obsolescenza; non c’è più qualcuno disposto a difenderci al nostro posto. Qualcosa su cui riflettere.