Dopo la visita di gennaio del presidente Hassan Rohani a Roma, è stato oggi il turno di Matteo Renzi in Iran, e nello specifico a Teheran.

Il Presidente del Consiglio ha restituito il piacere di quell’appuntamento che aveva provocato non pochi imbarazzi (i più ricorderanno l’affaire delle statue coperte), ma in discussione c’erano anche questioni molto importanti come la ripresa dei rapporti commerciali dopo la chiusura delle sanzioni che da decenni gravavano sull’Iran.

Accompagnato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin e dal viceministor Ivan Scalfarotto, il premier ha accolto con favore la dichiarazione del suo interlocutore, secondo il quale “prima delle sanzioni l’Italia è stata il primo partner dell’Iran a livello europeo e vorremmo che tornasse a svolgere questo ruolo“, ricordando anche il ruolo favorevole avuto dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea Federica Mogherini nei negoziati per l’accordo sul nucleare.

Tra un convenevole e un altro si è però passato alle questioni economiche. Renzi ha ribadito come sia importante ripristinare la fiducia degli investitori e le linee di credito: “Noi siamo impegnati perché allo sforzo della comunità internazionale si unisca la fiducia e la ripartenza degli investimenti. Per l’Italia è importante investire sulle linee di credito, sulle banche: qui c’è l’ad di Sace, i vertici di Cdp e Mediobanca ma su questi temi condividiamo che c’è bisogno di fare di più da parte di tutte le istituzioni bancarie”.

Tra i vari accordi firmati dai due Paesi ce n'è almeno uno particolarmente importante quale quello da 3,5 miliardi per le Ferrovie, che però dovrà essere sostenuto dagli aiuti del credito e della finanza, sui quali c'è cauto ottimismo, come ribadito da Rohani: “È vero che sono state tolte le sanzioni bancarie e le banche hanno ricominciato l'attività ma abbiamo qualche effetto psicologico dell'era delle sanzioni”.

All'insegna della diplomazia le affermazioni riguardanti l'intesa sulla lotta al terrorismo con una nazione che in certi ambienti è ancora vista come uno stato “canaglia”, per usare un termine di qualche anno fa: “In Europa e nel mondo c'è chi confonde la fede nell'islam con il terrorismo e la violenza, è un grave errore che va combattuto a livello culturale”. Più concreto l'impegno a lavorare insieme per porre un argine alle crisi che affliggono il Medio Oriente, coinvolgendo anche Siria, Yemen, Libia, Iraq e Libano.