La visita di Matteo Renzi negli Stati Uniti ha visto una tappa importante a Detroit, quando il presidente del Consiglio si è recato al centro tecnico di Fiat-Chrysler ad Auburn Hills. L’amministratore delegato del gruppo italoamericano Sergio Marchionne era ad accoglierlo al suo arrivo. Nel frattempo il premier si è visto attaccare per l’ennesima volta sul fronte del lavoro, cioè della riforma che porta il nome di Jobs Act. Questa volta l’attacco arriva da un soggetto abbastanza inaspettato: i vescovi. La Cei (conferenza episcopale italiana) si schiera quindi idealmente con la sinistra più a sinistra contro un Governo guidato da un premier di origine democristiana, una cosa che nei tempi andati sarebbe stata considerata prossima all’eresia.

Il segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ha dichiarato: “Basta slogan, Renzi ridisegni l’agenda politica. La Chiesa pensa che bisogna guardare con più realismo alle persone che non hanno lavoro e che cercano lavoro. Il dibattito sull’articolo 18 è meno centrale  e io vi vedo troppe bandiere che sventolano. I sindacati guardino oltre: temo che se il problema è affrontato in questi termini, ci saranno morti dall’una e dall’altra parte senza risolvere il tema del lavoro“.

Ma Renzi non si è fatto intimidire. Direttamente dalla sede Chrysler ha risposto: “L’aver visto macchine su macchine e dover rispondere sulla Cei mi sembra un po’ fuori luogo; come se andassimo in Vaticano a parlare del nuovo Voyager. Rispetto ogni tipo di valutazione che venga dalla Cei o da altri. Ma parliamo di altro“. Tornando sulla situazione italiana, il premier ha aggiunto: “Se si vuole restare a galla si deve correre, stando fermi si cade. Gli italiani non devono rassegnarsi alla rassegnazione”. E sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori:Il reintegro non è il meglio se crea lavoratori di serie B“.

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