Sul fronte della politica internazionale, Matteo Renzi continua a tenere una linea piuttosto distante da quella auspicata dal suo predecessore, Silvio Berlusconi. Mentre il leader di Forza Italia invoca un maggiore intervento contro l’Isis da parte dei paesi occidentali, Italia compresa, il presidente del Consiglio mantiene una linea più moderata.

Durante la conferenza stampa tenuta per la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa, Renzi ha dichiarato che il suo governo non è contro un intervento in Siria al fianco della Francia di Hollande. Il premier invita però a non condurre un’azione militare come quella effettuata in passato in Libia.

Matteo Renzi ha affermato: “Non siamo ostili a interventi militari in Siria. Chiediamo solo che non si faccia come in Libia: un intervento senza strategia di cui si pagano le conseguenze”. Riguardo a un possibile nuovo intervento in Libia, il presidente del Consiglio ha invece detto: “Non è un tema all’ordine del giorno, almeno per il momento”.

Renzi preferisce comunque non usare la parola prudenza, bensì un altro termine per definire la politica internazionale del suo governo: “L’Italia ha un numero di donne e uomini impegnati in contingenti che è tra i più elevanti al mondo. Questo sia chiaro. Non è che un intervento in più o in meno denota il nostro tasso di partecipazione alla coalizione internazionale. La politica estera non va lasciata alle emozioni, serve continuità e consapevolezza: la nostra non è prudenza, ma saggezza e io ne sono fiero”.

Quali sono le possibili soluzioni all’allarme terrorismo suggerite da Renzi? Il leader del Partito Democratico sostiene che: “La vera risposta al terrorismo è che non ci si può limitare a una risposta securitaria: non lesineremo sforzi perché ci siano carabinieri pagati meglio, mezzi più all’avanguardia, più intelligence e cybersecurity. Quella del terrorismo è una crisi enorme che durerà anni: la risposta la dai rivendicando i valori che hai nel tuo Dna. Abbiamo secoli di storia a cui non intendiamo rinunciare”.