Impegnato al vertice dell’Unione Europea che si tiene a Bruxelles, Matteo Renzi ha fatto sentire la propria voce riguardo a uno dei temi che più stanno tenendo banco nelle ultime ore insieme alla possibilità di un Brexit, ovvero quello delle quote immigrazione.

Si è lavorato alacremente tutta la notte insieme agli altri ventisette leader presenti, in una cena durata ben sei ore al termine della quale sono stati raggiunti alcuni accordi, per quanto si aspetti di poter trattare anche con una figura chiave come il premier della Turchia Ahmer Davutoglu, con il quale a marzo sarà organizzato un altro vertice.

In particolar modo si è fatta sentire la voce di Renzi nell’ambito di un duro richiamo all’ordine rivolto all’Austria – che recentemente ha imposto un limite all’ingresso di immigrati pari a 80 persone al giorno chiudendo il passaggio al Brennero – e ai Paesi dell’Est Europa.

Il Presidente del Consiglio ha chiesto che si faccia di tutto per trovare un accordo vincolante con Bruxelles, pena la perdita degli aiuti economici: “Basta con le prese in giro. La solidarietà non può essere solo nel prendere. Inizia ora la fase della programmazione dei fondi 2020. O siete solidali nel dare e nel prendere, oppure smettiamo di essere solidali noi Paesi contributori. O accettate i migranti o noi, Paesi contributori, vi bloccheremo i fondi. E poi vediamo“.

Il premier italiano ha poi confidato di comprendere le difficoltà dell’Austria, la quale si trova in “una posizione che è comprensibilmente molto difficile“, a causa delle tantissime richieste di asilo ricevute in un Paese molto piccolo e non densamente popolato, ma a ribadito come non si possa venire meno alla solidarietà e all’accoglienza.

La risposta dei diretti interessati non ha tardato ad arrivare. Mentre l’Ungheria, da sempre in prima linea contro la politica di accoglienza dell’UE, ha definito le parole di Renzi “un ricatto”, l’Austria ha mostrato di non voler cedere di un passo.

Il premier austriaco Wener Faymann ha infatti dichiarato di voler “andare avanti con l’applicazione delle misure sui tetti giornalieri sull’accoglienza e sul transito dei richiedenti asilo“, rifiutando così di posticipare la decisione di un mese come gli era stato chiesto.

Brutte notizie arrivano anche dalla Bulgaria, dove il Parlamento si è pronunciato a favore dello schieramento dell’esercito lungo i confini allo scopo di aiutare la polizia a controllare i profughi provenienti dalla rotta balcanica.

Dal canto suo il Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha dovuto ammettere che simili sbandate, sia quella austriaca che bulgara, per non parlare della situazione ungherese e turca, derivano tutte dall’assenza di una politica forte europea concertata insieme e applicata con sicurezza.

Nel frattempo si continua a discutere anche di Schengen, come da Atene ha ricordato il Ministro degli Esteri Gentiloni, impegnato in una serie di colloqui con il presidente greco Paulopoulos. Quella tracciata da Gentiloni è una linea condivisa anche con la Germania che prevede il superamento del trattato di Dublino e la salvaguardia della libera circolazione.