Matteo Renzi parla dalla sua Firenze, che l’ha accolto alla Festa dell’Unita con una standing ovation, ma il suo pensiero va a Roma. Il caso politico e mediatico scoppiato nella Capitale, con la giunta Raggi che comincia a perdere pezzi e nelle ultime ore ha dovuto rinunciare anche al magistrato De Dominicis, è stato affrontato dal presidente del Consiglio in maniera piuttosto diplomatica, ma senza mancare di lanciare qualche frecciatina al Movimento 5 Stelle.

Intervistato da Gianni Riotta, Renzi sulla complessa questione di Roma dichiara ironico, riferendosi a Luigi Di Maio: “C’è chi la trasparenza la scrive sulle e-mail, che poi non legge. Quando manderemo il cartellone semplificato sulle riforme, sarà chiaro di cosa stiamo discutendo, manderemo le mail. A Di Maio manderemo la posta certificata, così siamo tranquilli…”.

Riguardo a Roma, Matteo Renzi ha anche affermato: “Noi non condividiamo il fanatismo di chi non crede al compromesso e non conosce la dignità del dialogo. […] Sono dispiaciuto di quello che sta accadendo a Roma. Noi non siamo come gli altri che godono delle disgrazie altrui. E alla sindaca Raggi confermo la collaborazione”.

Quanto alle tensioni interne alla sinistra, Renzi ha detto: “Fuori dal Pd non c’e la rivoluzione del proletariato. Non ci sono le magnifiche sorti progressive. Fuori da questo Pd in Germania c’è Alternative für Deutschland, in Francia il Front National, in Inghilterra Farage. E in Italia, il qualunquismo e la demagogia in camicia verde”.

Il premier ha anche affrontato i temi della politica internazionale: “Se ci avessero detto che sarebbero tornati i muri in Ungheria non ci avremmo creduto. E invece sta accadendo. E se ci avessero detto che uno come Trump poteva ottenere la nomination, avremmo reagito con stupore… non soltanto è accaduto, ma c’è il rischio che possa farcela. Vinca chiunque, purché sia una donna. E non è per la pettinatura di Trump”.

Matteo Renzi ne ha poi anche per Massimo D’Alema e, riferendosi alla riforma costituzionale, dice: “Non è un riforma che dà più poteri al premier. Di riforme che davano più poteri al premier ce n’erano due: una voluta da Berlusconi, una da D’Alema, ma non son passate. Non ironizzate su Berlusconi e D’Alema. Quando c’è l’amore non si devono fare battute. […] Se volete questa riforma, basta un sì. Se no, avrete un’altra bicamerale Berlusconi-D’Alema. Ce l’ha con me perché non l’ho nominato alto rappresentante della politica estera europea. La politica si fa per sentimento e non per risentimento”.