Il governo Renzi dopo il grosso scoglio della legge di Stabilità dovrebbe occuparsi di un altro tema che rischia di essere ancora più spinoso: le regole della contrattazione. L’esecutivo aveva sospeso l’attuazione del decreto del Jobs Act relativo all’introduzione sperimentale del salario minimo in attesa di un negoziato che avrebbe dovuto coinvolgere Sindacato e Confindustria.

Il tavolo non è mai partito per la pregiudiziale posta dalla Cgil e dalla Uil che volevano rinnovare i contratti scaduti prima di aprire un confronto su questo tema. E così nell’ultimo appuntamento tra tecnici è accaduto che fosse presente solo il rappresentante della Cisl. Questa impasse porterà il governo Renzi a decidere in autonomia. L’esecutivo avrebbe in mente il progetto di dare addio al contratto nazionale – e quindi alla contrattualizzazione concertata tra le parti in causa per ogni settore – per introdurre un salario minimo legale – l’Italia è uno dei pochi paesi italiani che non ce l’ha ancora – e lasciare poi la palla al livello aziendale e territoriale per le contrattazioni.

Questa mossa secondo i progetti dell’esecutivo dovrebbe facilitare gli incrementi di produttività – un tema che rappresenta una delle peggiori malattie italiane. Resta da capire cosa succederà in certi ambiti, primo fra tutti il settore pubblico. Sul tema c’è da aggiungere anche che i problemi di produttività non possono certo essere superati con questa mossa.