E’ una tempesta in un bicchiere d’acqua, correggeremo al Senato“. Parlando da Pechino, Matteo Renzi fa finta di nulla sull’incidente occorso al Partito democratico durante la seduta alla Camera dell’11 giugno, in cui un emendamento proposto dalla Lega Nord è stato approvato contro il parere del Governo. Il Partito democratico dispone di un’ampia maggioranza alla Camera, quando vota compatto. Questa volta invece, poiché la votazione era a scrutinio segreto, ci sono 34 voti che non tornano e che vanno attribuiti con ogni probabilità all’ala dissidente del partito (prevalentemente) renziano.

L’argomento non è di poco conto. E’ la tanto discussa responsabilità civile dei magistrati. L’emendamento leghista all’articolo 26 della Legge europea 2013 stabilisce testualmente che “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue finzioni, ovvero per diniego di giustizia, può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che derivino da privazione della libertà personale“.

In sintesi: se il giudice danneggia, intenzionalmente o perché incompetente, i diritti di un cittadino, sarà possibile chiedere un risarcimento non più solo allo Stato, ma anche direttamente al magistrato stesso.

Pd, Sel e Movimento 5 stelle, sempre giustizialisti, avevano bocciato lo scorso aprile un disegno di legge analogo, voluto dal centrodestra. Questa volta i grillini si sono astenuti: tutto va bene, quando si tratta di colpire gli avversari.

I magistrati, ogni volta che si tocca questo tasto, strillano e gridano all’attentato. Il vicepresidente del Csm Michele Vietti dice: “E’ in gioco non un privilegio, ma l’indipendenza di giudizio del magistrato“. L’Associazione nazionale magistrati, un sindacato, si atteggia a Corte costituzionale: “La norma presenta evidenti profili d’illegittimità costituzionale. E’ grave e contraddittorio che si indebolisca l’azione giudiziaria proprio mentre la magistratura è chiamata a un forte impegno contro la corruzione“.

Il fatto che fin dal 1987 i cittadini italiani in un referendum abbiano chiaramente detto che vogliono che i giudici siano responsabili di ciò che fanno (come tutte le altre persone), evidentemente non conta niente.

Vengono trascurate anche le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che costituzionalmente è anche il capo del Csm, cioè il garante dell’indipendenza della magistratura: “L’indipendenza della magistratura non rappresenta un mero privilegio, ma trova la sua ragione e il suo giusto bilanciamento nel rispetto da parte dei magistrati dei principi deontologici“.

Quando parla Renzi, sembra che il Partito democratico voglia realmente riformare la giustizia, ma i fatti sono molto diversi. Luigi Zanda, capogruppo al Senato e uomo d’apparato come pochi altri, avverte: “Non si affronta in questo modo un tema importante che riguarda la responsabilità di un potere dello Stato. Per questo al Senato il Pd lavorerà per cambiare quella norma“.