I problemi per il governo Renzi non finiscono mai. Archiviata da poco la grana sulla sentenza della Consulta sul blocco pensioni Inps, spunta fuori una nuova complicazione. L’Unione Europea ha bocciato la richiesta di reverse charge dell’Iva alla grande distribuzione perché non in linea con la direttiva comunitaria.

La Commissione europea ha inviato una comunicazione al Consiglio europeo in cui dice che “ha sempre avuto un approccio cauto, per assicurare che le deroghe non vadano a minare l’operatività del sistema Iva generale, che siano limitate, necessarie e proporzionate. Ogni deroga al sistema del pagamento frazionato non può quindi essere che una misura d’emergenza e ‘ultima ratio’ in casi provati di frodi, e deve offrire le garanzie sulla necessità ed eccezionalità della deroga, la durata della misura e la natura dei prodotti. La procedura di ‘reverse charge’ non deve essere usata sistematicamente per mascherare la sorveglianza inadeguata delle autorità fiscali di uno Stato“.

Sul caso italiano, la Commissione “ha motivo per dubitare che un’applicazione indistinta e globale della ‘reverse charge’ a un alto numero di prodotti, in questo caso destinati essenzialmente al consumo finale, potrebbe essere considerata una misura speciale” – come prevede l’articolo 395 della direttiva sull’Iva. E poi “le autorità italiane non hanno dimostrato” che nel caso sotto esame sia impossibile fare un controllo attraverso i mezzi convenzionali – e questo passaggio avrebbe giustificato la necessità di attuazione del reverse charge.

Il ministero dell’Economia sapeva già da tempo quale sarebbe stata la risposta dell’Unione Europea, per cui sono allo studio soluzioni per limitare l’impatto sui conti pubblici. Il ministro Padoan continua ad assicurare “l’impegno del governo a eliminare tutte le clausole di salvaguardia” compresa quella che dovrebbe scattare per il no dell’Ue sulla reverse charge: il classico aumento delle accise della benzina e del gasolio per raccogliere 700 milioni di euro.

Il problema potrebbe complicarsi perché l’Unione Europea potrebbe bocciare anche lo split payment. Per il momento la norma “è ancora in fase di analisi da parte della Commissione“. Se arrivasse un semaforo rosso bisognerebbe trovare altri 998 milioni di euro.