Sono dati e conclusioni allarmanti quelli che si possono leggere nell’ultimo studio dell’organizzazione non governativa Oxfam in tema di distribuzione della ricchezza mondiale.

Il report della ong, preparato per essere presentato al World Economic Forum che si terrà questa settimana a Davos, in Svizzera, ha confermato il progressivo ampliamento della forbice della diseguaglianza: 62 persone, definite come “super-miliardari”, avrebbero a disposizione un patrimonio pari a quello complessivamente in possesso della metà più povera della popolazione mondiale.

La cifra è poi sensibilmente diminuita a paragone con i dati rilevati 6 anni fa: per raggruppare una simile concentrazione di denaro erano infatti necessari 388 di questi colossi dell’economia (i nomi più citati sono quelli di Bill Gates, Carlos Slim, Warren Buffett, Amancio Ortega e Larry Ellison).

In sostanza, ci informano i documenti prodotti da Oxfam, la ricchezza nelle mani dell’1% della popolazione è pari se non maggiore a quella disponibile del resto degli uomini che vivono sulla Terra. Un sorpasso economico avvenuto tra l’altro un anno prima rispetto a quanto preventivato dagli analisti economici.

I dati sono solo apparentemente in contrasto con quanto raccolto dal centro studi Future crunch, che ha parlato di un notevole calo della povertà assoluta (da 900 milioni di persone nel mondo a 700, circa il 7,6% dell’intera popolazione): a indebolirsi sono infatti le classi medio-basse.

La conclusione arriva mettendo a confronto la riduzione della quota di ricchezza di circa 1000 miliardi di dollari (il 41% del totale) avvenuta in circa 5 anni per quasi 3,6 miliardi di persone, e invece il progressivo incremento di più di 500 miliardi di dollari ad appannaggio dei 62 super-miliardari sopracitati.

La forbice della ricchezza mette poi in luce lo svantaggio attribuito alle donne, a parità di impiego sempre meno retribuite. E in Italia? Il famigerato 1% nel nostro Paese ha nelle proprie mani il 23,4% della ricchezza nazionale, ovvero quasi 40 volte quanto posseduto dal 20% della popolazione che fa parte della fascia più povera.

Tra i maggiori responsabili di questo stato di cose ci sarebbero i paradisi fiscali, definiti dalla direttrice di Oxfam Winnie Byanyima “i luoghi in cui le multinazionali e i vertici economici si nascondo per evitare di contribuire, con la giusta percentuale di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini”.