La Corte d’Appello di Trento, per la prima volta in Italia, riconosce la paternità a due uomini  gay che avevano avuto dei figli negli Stati Uniti d’America grazie alla pratica dell’utero in affitto. Nell’ordinanza la Corte d’Appello di Trento dispone che il riconoscimento di efficacia giuridica “al provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico”.

Per la prima volta in Italia viene riconosciuta la genitorialità a una coppia gay che ha deciso di fondare una famiglia avendo dei figli attraverso una madre surrogata. L’ordinanza disposta dalla Corte di Trento è già entrata nella storia infatti afferma che un bambino, nato in un progetto di genitorialità per una coppia omosessuale, ha il diritto di avere due genitori e viene riconosciuto questo status a entrambi i membri della coppia e non solo a quello che ha un legame genetico-biologico in comune.

Affermando questo principio la Corte ammette che non può essere preso come cardine esclusivo il paradigma genetico-biologico per l’attivazione dello status di figlio, altrimenti non si spiegherebbe la pratica dell’adozione, e quindi di padre: negare ad un bambino di avere due genitori lede quindi i diritti fondamentali dell’uomo.

Secondo la Corte infatti “l’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato” e continua “la favorevole – considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”.

Articolo29, in una lunga disamina di Angelo Schillaci, riguardante il caso sottolinea che “per la prima volta un giudice di merito applica, in una coppia di due padri, i principi enunciati dalla Corte di cassazione, con la sentenza n. 19599/2016, in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso“.