Lo scorso 9 ottobre è stata una giornata fondamentale per il numero chiuso e per i ricorsi relativi al Test di Medicina. La prima sentenza ad essere stata emessa è stata quella relativa all’Università di medicina di Milano, per la quale il Tar del Lazio ha ammesso in soprannumero altri 2.500 studenti, ma quello di Milano è solo uno dei tanti ricorsi che sono stati presentati e richiedenti l’annullamento del numero chiuso. Sono interessate tutte le Università italiane, nessuna esclusa, e le più importanti facoltà; non solo medicina ed odontoiatria, ma anche veterinaria, architettura, medicina inglese e tanto altro. Per la prima volta si apre così una breccia nel muro del numero chiuso e, in caso di accoglimento, le prossime sentenze potrebbero determinare la modifica ad una legge che esiste da oltre 15 anni.

Dopo la prima sentenza di Milano, da considerarsi come una sorta di apripista, per i ricorrenti rappresentati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia sembra inoltre stiano arrivando nuove vittorie. Le ultime indiscrezioni danno per accolti i ricorsi del test di medicina relativi all’Università La Sapienza di Roma, alla Federico II, all’Università di Torino e a quella di Bologna, mentre i ricorsi al test di veterinaria sembrano esser stati accolti per tutte le sedi.

Gianluca Scuccimarra, coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari ha così commentato le sentenze: “Dopo venti anni di battaglie firmate Unione degli Universitari oggi si infrange l’ultima barriera, oggi il principio costituzionale del diritto allo studio vede la sua massima applicazione nell’ingresso a Medicina e Chirurgia di oltre 2500 studenti che hanno un solo sogno nella loro vita: studiare! E’ una vittoria epocale che è destinata a cambiare completamente l’attuale sistema universitario, grazie anche al TAR che ha riconosciuto le irregolarità che si sono verificate, non solo a Bari ma in tutta Italia lo scorso 8 Aprile durante lo svolgimento dei test. I dati parlano chiari, l’attuale sistema di accesso all’università, i blocchi e le norme che uccidono il diritto allo studio sono ormai da archiviare: da domani oltre 5000 studenti potranno sedere tra i banchi universitari che gli erano stati negati”

Attraverso il ricorso, viene infatti chiesta la rivisitazione del sistema di accesso al mondo universitario da parte del Ministro, e nello specifico il libero accesso all’Università italiana. “Crediamo fermamente che un Paese come il nostro, che da anni ormai è in ginocchio per via di una crisi economica che stenta ad arrestarsi, debba cominciare a reinvestire sull’istruzione pubblica e soprattutto libera. Tale richiesta viene anche giustificata dal fatto che oggi l’Italia è il terzultimo paese in Europa per il numero di laureati.”si legge sul sito unionedegliuniversitari.it

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