“Puntiamo a fare in modo, correndo ancora come abbiamo fatto in questi mesi, che entri tutto in vigore dal 1 gennaio 2015” ha affermato il ministro dei beni e delle attività culturali e turismo, Dario Franceschini, presentando la riforma del Mibact, da poco approvata dal Consiglio dei Ministri.

Il provvedimento rivoluzionerà il modello organizzativo dei beni culturali italiani,  mirando a rendere l’amministrazione dei beni culturali più snella, efficiente ed economica attraverso l’ammodernamento della struttura centrale e la semplificazione di quella periferica; l’integrazione definitiva tra cultura e turismo; la valorizzazione dei musei italiani, con 20 musei e siti archeologici di interesse nazionale dotati di piena autonomia gestionale e finanziaria con direttori altamente specializzati; ma anche il rilancio delle politiche di innovazione e formazione; la valorizzazione delle arti contemporanee; la revisione delle linee di comando tra centro e periferia ed il taglio delle figure dirigenziali.

La riforma del Mibact – ha commentato il ministro Franceschini – e’ un cambiamento profondo, in linea con le importanti riforme che gli italiani si aspettano da questo Governo. Una importante e necessaria riorganizzazione che supera la contrapposizione ideologica tra tutela e valorizzazione e permette di investire nel settore della cultura e del turismo come fattore trainante della ripresa economica del paese“.

Una riforma che trae origine dalle politiche di spending review che hanno chiesto ad ogni Ministero di dotarsi di un nuovo regolamento di organizzazione che recepisse le riduzioni di pianta organica. Adempiendo così, finalmente, a tale obbligo il MIBACT (che sovrintende settori fondamentali della cultura, dallo spettacolo dal vivo al cinema, dalle biblioteche agli archivi, dalle belle arti al paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanea) ha colto l’opportunità di ridisegnare se stesso in in maniera del tutto innovativa ed intervenendo su quei problemi che da decenni segnano l’amministrazione dei beni culturali e del turismo in Italia come:

  • la mancanza di integrazione tra i due ambiti di intervento del Ministero: la cultura e il turismo;
  •  l’eccessiva moltiplicazione delle linee di comando e le numerose duplicazioni tra centro e periferia;
  • il congestionamento dell’amministrazione centrale, ingessata anche dai tagli operati negli ultimi anni;
  •  la carenza di autonomia dei musei italiani, che ne limitano grandemente le potenzialità;
  •  il ritardo del Ministero nelle politiche di innovazione e di formazione.

Nello specifico, le nuove norme conferiscono a 2 Soprintendenze speciali e 18 musei, maggiore “autonomia e responsabilizzazione” attraverso la qualifica di “ufficio dirigenziale, riconoscendo così il massimo status amministrativo ai musei di rilevante interesse nazionale“. Tra questi figurano la Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo Romano e l’area archeologica di Roma; la Galleria Borghese; la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e la Galleria Nazionale d’arte antica. “Venti enti museali saranno guidati da un dirigente e avranno la stessa autonomia contabile, gestionale e amministrativa” ha spiegato Franceschini. I direttori potranno essere scelti, tramite selezione pubblica, tra interni o esterni all’amministrazione, anche stranieri: “La procedura di selezione pubblica aperta ci consentirà di chiamare a dirigere una parte dei musei della lista da persone che hanno esperienza o una formazione specifica nella gestione dei musei“.

Maggiore attenzione sarà rivolta anche all’educazione, la formazione e la ricerca, attraverso convenzioni da realizzarsi con il MIUR, il CNR, le Università ed altri centri di ricerca. Introdotta infine – per la prima volta in Italia – una politica di defiscalizzazione per imprenditori o privati cittadini che vogliano investire su restauri e tutela del patrimonio artistico italiano, con una detrazione che prevede il credito d’imposta del 65% per il biennio 2014-2015 e del 50% per il 2016.

“Questa riforma, insieme alla legge sull’Art bonus, è una base di partenza per tornare a investire su cultura e turismo”  ed entrerà in vigore già dal 1 gennaio 2015. In Italia, ha concluso il ministro, «ci sono più di 400 musei dello Stato e più di 4.000 musei tra comuni, Stato, privati e Chiesa: un patrimonio che nessuno ha e che va tutelato e valorizzato per diventare uno dei fattori trainanti della crescita».

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