La riforma costituzionale prevista dal ddl Boschi ha ottenuto il via libero definitivo dalla Camera con 361 sì e 7 no. Ci voleva la maggioranza assoluta dei voti – ovvero 316 – che è stata raggiunta grazie anche ai voti dei verdiniani e dei tosiani – mentre l’opposizione non ha partecipato al voto. Quella di oggi era la sesta ed ultima votazione, e visto che non ha ottenuto la maggioranza di 2/3 dei componenti di ciascuna camera, secondo quanto previsto dall’articolo 138 della Costituzione,  il ddl potrà essere sottoposto a referendum popolare, – per cui anche la maggioranza ha dichiarato di voler raccogliere le firme e che dovrebbe svolgersi in autunno.

Dopo il voto, il governo  ha mostrato grande soddisfazione per il risultato raggiunto, mentre la Lega ha dichiarato che ”Non saremo complici di Renzi e del suo governo che usa questo testo, per altro incostituzionale, per fare passerella politica“, mentre Silvio Berlusconi annuncia battaglia con il referendum “per difendere la Repubblica Italiana dalla voglia di potere di un premier mai eletto“. Mentre si svolgeva il voto finale è già sceso In concomitanza con la seduta della Camera per il voto finale è sceso in piazza davanti a Montecitorio il Comitato per il “No a al referendum costituzionale” che accusa il governo Renzi di voler stravolgere la “Costituzione dalla Resistenza. Una riforma voluta, anzi imposta al parlamento dal governo, che ora vuole utilizzare il referendum a fini plebiscitari. Il combinato disposto delle pretese riforme della Costituzione e della legge elettorale cambiano la sostanza della nostra Repubblica, fondata sulla centralità del Parlamento e avviano un processo che punta alla instaurazione di una sorta di premierato assoluto“.

I pilastri della riforma costituzionale voluta dal governo Renzi sono la fine del bicameralismo perfetto, con un Senato che avrà meno poteri legislativi – e sarà composto da 95 senatori eletti dai Consigli regionali – ma che potrà proporre modifiche alle leggi approvate dalla Camera, ed un nuovo Federalismo, con abolizione delle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni e alcune competenze strategiche riportate in capo allo Stato. Infine sono state abolite definitivamente le province ed il Cnel.