Si è molto discusso in queste ultimissime ore della riforma costituzionale approvata dal Parlamento, che andrà completamente a ridefinire la struttura e le prerogative del Senato, oltre che a influire su una serie di norme quali l’abolizione della Province e del Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro.

Ma vediamo più nello specifico cosa andrà a cambiare per i rappresentanti di Palazzo Madama con l’entrata in vigore del ddl Boschi, dal nome dal ministro Maria Elena che ha fortemente voluto la riforma che pone fine al bicameralismo perfetto.

Innanzitutto il loro numero. Si passa infatti dai 315 attuali a 100, cifra tonda. 21 tra questi saranno eletti tra i sindaci dei Comuni (uno per regione, incluse le province autonome di Trento e Bolzano) 5 senatori potranno essere scelti dal Presidente della Repubblica (e legati al suo mandato settennale e non rinnovabili), mentre 74 saranno consiglieri regionali, che dovranno essere eletti dai cittadini contestualmente alle votazioni per i consigli regionali, sulla base di una legge da varare entro sei mesi.

Il mandato dei senatori sarà poi legato alla durata degli organi istituzionali nei quali sono stati eletti, godranno dell’immunità come i loro colleghi deputati, ma non riceveranno un’indennità supplementare.

Il ruolo del nuovo Senato sarà consultivo e non legislativo. In pratica Palazzo Madama dovrà controllare e verificare l’attuazione delle norme e delle disposizioni prese dalle pubbliche amministrazioni, nonché le nomine del Governo. Tra le eccezioni che ripristinano il bicameralismo ci sono le leggi costituzionali, le norme a tutela delle minoranze linguistiche, i trattati con l’Unione Europea, i referendum e le normative dei Comuni.

Tutte le altre leggi sono approvate solo dalla Camera, che però invierà ogni disegno di legge al Senato, il quale lo esaminerà su richiesta di un terzo dei suoi membri. In caso di proposte di modifiche (a maggioranza assoluta), la Camera dovrà prenderle in considerazione e potrà respingerle solo con la maggioranza assoluta.

Tra i mutanti più importanti si sottolinea anche la delibera dello stato di guerra, che spetterà solo alla Camera, la quale dovrà ottenere la maggioranza assoluta.

Modificato anche il processo di elezione del Capo dello Stato: non ci saranno più i delegati regionali a votare, sostituti dai senatori, e dalla settimana votazione serviranno solo i tre quinti dei votanti per eleggere il Presidente della Repubblica.

Cambiamento importante anche quello inerente i referendum. Vengono introdotti quelli propositivi, e inoltre vengono fissate a 150mila le firme per poter presentare una legge di iniziativa popolare. Per i referendum usuali servono ancora 500mila firme, ma nel caso si riesca ad arrivare a 800mila il quorum passerà al 50% più uno dei voti registrati durante le ultime elezioni.