Qual’è il valore complessivo del patrimonio immobiliare italiano? Le stime parlano di 5.559 miliardi di euro in mano ai privati, contro i 565 miliardi di patrimonio societario. Ancora una volta la regione più ricca è la Lombardia – 794,8 miliardi di euro – seguita dal Lazio – 724,9 miliardi di euro. Terza a grande distanza c’è la Toscana (504 miliardi di euro), poi arrivano  Campania (491,4), Emilia Romagna (458,9), Veneto (440,3) ed infine il Piemonte (394,4).

Se si guarda solo alle società, in prima posizione c’è il Lazio (112,1 miliardi) seguita dalla Lombardia (109,6). Questi dati si possono desumere dalle statistiche catastali dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate insieme alla Direzione Catasto.

Sempre da questa fonte veniamo a sapere che lo stock immobiliare genererebbe quasi 37 miliardi di euro di rendita catastale, che è stata così ripartita: 16,6 miliardi vengono dalle immobili, 10,8 dagli immobili a destinazione speciale (categoria D), quasi 6 miliardi da negozi, locali di deposito, box e posti auto (categoria C), etc. etc.

Cosa cambierà per i proprietari con la riforma? Come abbiamo scritto ieri, il cambiamento principale dovrebbe essere rappresentato dal fatto che  ”il valore dell’immobile sarà determinato dai metri quadri e non dal numero dei vani”. Accanto a questo dovremmo assistere anche al pensionamento delle attuali 45 categorie catastali – alla fine dovrebbero restarne solamente tre.

Pagheremo di più? La legge delega con la quale il parlamento ha dato il via al governo per far partire la riforma del catasto ha stabilito che le variazioni catastali dovranno essere fatte ad invarianza di gettito (ovvero dovrebbe far pagare di più chi finora ha pagato tasse sulla casa non proporzionate al valore del suo immobile di proprietà, e meno gli altri…), e comunque il Parlamento dovrebbe monitorare il lavoro.

Visto che fidarsi e bene ma non fidarsi è meglio noi di Leonardo continueremo a seguire la questione.

photo credit: Håkan Dahlström via photopin cc