Attualmente sotto esame in Senato, e più precisamente presso la Commissione Lavori Pubblici, la riforma della Rai sembra essersi arenata, nonostante le richieste del governo di una velocizzazione.

Matteo Renzi si è però detto ottimista, e in un’intervista concesso a Radio anch’io ha affermato che c’è ancora tempo per l’approvazione, che dovrebbe arrivare prima della scadenza del mandato degli amministratori attuali del servizio radiotelevisivo pubblico (il 25 maggio).

In caso contrario si procederà alle nomine secondo l’attuale legge in vigore: “Faremo le nomine con la Gasparri se non ci sarà la riforma. Credo ci sia ancora spazio per discutere e votare in Parlamento la riforma della governance della Rai“.

A differenza di quanto previsto dalla riforma della Rai, si procederebbe all’individuazione dei nove membri del Consiglio di Amministrazione, che resteranno in carica per tre anni con un’unica possibilità di rielezione. Secondo la nuova proposta, invece, i membri dovrebbero passare a sette, destituibili dopo una riunione dell’Assemblea e la valutazione dell’Organo di Vigilanza.

Renzi ha assicurato che non vi saranno pressioni per fare approvare la riforma. Nella specifico non ci saranno voti di fiducia, come invece accaduto in passato. Il Presidente del Consiglio poi ha voluto rassicurare il pubblico sull’assenza di ingerenze della politica nell’esecuzione delle nomine: “Il Parlamento decida i consiglieri di amministrazione: sono parlamentari ed è giusto che decidano chi è il capo-azienda, ma non che i segretari di partito mettano bocca sul capo-redattore del Tg1 e così via…

Tra i vari provvedimenti della riforma, che di fatto conferma la normativa attuale, ma approfondendo i singoli punti, c’è la figura dell’Amministratore delegato, in carica per tre anni, che ha il potere di nominare i dirigenti, dopo aver ascolto il Consiglio di Amministrazione, di firmare atti e contratti, approvare piani di investimenti, pur non essendo un dipendente pubblico. In caso di licenziamento l’indennità prevista sarà equivalente a un quarto dello stipendio annuo.